Margherita E. Torrio

 

Ridimensionata la ipotesi sugli extra profitti delle banche e venuto meno il gettito per lo stato, anche l’ultimo intervento è più assimilabile ad un prestito funzionale ad affrontare gli interventi previsti o auspicati dal Governo. Provvedimento, comunque, su cui si misura tutta la debolezza dell’incrocio tripartitico dell’attuale governo che si regge e si reggerà per necessità di potere. I cittadini, intanto, si confrontano con l’ inflazione, primo passo verso l’ austerità, il ridimensionamento delle promesse di investimenti, la  riduzione del potere d’acquisto e del valore delle retribuzioni. Il governo pensa alla riduzione delle retribuzioni e delle pensioni (anche dei risparmi) mentre la guerra frantuma il mondo in nuovi blocchi, spinge lontano la transizione ecologica, non più obiettivo centrale per le resistenze di settori delle imprese e di interessi (fossili e armamenti) che preferiscono la corsa agli armamenti, alla guerra, malgrado il rischio dell’olocausto nucleare. Povertà crescenti rendono il paese sempre meno democratico. Insistono, da parte del governo, interventi che mostrano un impianto ideologico chiaro, che poco hanno al centro il lavoro, o la crescita attraverso un intervento massiccio per l’ incremento dei servizi. Precarietà, lavoro povero e senza dignità. Per esempio, in Basilicata, per quanto riguarda la sanità, pensionati e cittadini hanno difficoltà a curarsi per mancanza di soldi. Non c’è solo il problema delle liste d’attesa, ma della mancanza di personale, medico e infiermieristico, dei turni di lavoro esasperati, con la conseguenza, anche di mala sanità. A monte, una spinta sempre più forte al proliferare della sanità convenzionata. Non va meglio nel comparto formazione e istruzione. La riduzione dei presidi scolastici, incubo sempre aleggiante sui nostri territori, porterebbe anche ad una netta riduzione del personale scolastico, in particolare quello ATA, con la conseguente ricaduta occupazionale attuale e futura, e inesorabile accelerazione della emigrazione lavorativa verso regioni del Nord. Anche questo anno, in Basilicata, abbiamo avuto un calo degli iscritti, cosa che non fa sperare per il futuro. Il calo della popolazione scolastica vede scendere il numero di iscritti da 69.288 alunni e studenti dello scorso anno scolastico a 67.462, con una riduzione di 1.826. In soccorso le specificità del territorio che ha consentito, nella definizione delle classi e nell’assegnazione dei posti alle istituzioni scolastiche, di garantire a tutti gli studenti e studentesse della regione di fruire del servizio della istruzione. La riduzione dei servizi resta, oltre alla perdita di posti di lavoro, la prima causa di emigrazione e impoverimento conseguente dei nostri centri. Anche chi fa affidamento sul petrolio per lanciare la parola d’ordine: “Proviamo anche la carta dell’autonomia differenziata, tanto abbiamo le nostre risorse”, dovrebbe, invece, prendere atto del fatto che, a fronte della ipotesi di raddoppio della produzione estrattiva in Basilicata, in particolare in Val d’Agri, essendo un giacimento ormai a fine vita, non solo nascono ovvie preoccupazioni relative a soldi ed occupazione, ma, come denunciano agguerriti e attenti ambientalisti, anche perplessità “riguardo a ricadute negative su salute ed ambiente” per i rifiuti che vanno messi in sicurezza. Dove? Si stanno completando i tre impianti per rifiuti speciali e pericolosi della Valle: “Tecnoparco di Paterno (società EWaste s.r.l.) e, nella area industriale di Viggiano, Bluewater di ENI Rewind e l’impianto di essiccazione dei fanghi di scarto prodotti dai depuratori lucani che sarà realizzato con i soldi del PNRR dall’Egrib, l’Ente di Governo per i rifiuti e le Risorse Idriche Regionali”. Il nostro territorio, da sempre ( ricordiamo Scanzano) nel mirino di chi cerca luoghi per depositi di inquinanti, è particolarmente favorita nella possibilità di essere scelta, prestandosi per le caratteristiche geografiche e per il sempre maggiore spopolamento. Così l’autonomia differenziata la debiliterebbe doppiamente. D’altra parte, la perdita secca di parlamentari, vuoi per il taglio dei suddetti, vuoi per l’arrivo di candidati, e votati, da altre regioni ed altri interessi, ne hanno indebolito anche la possibilità contrattuale. Per ora restiamo in attesa della decisione della Corte Costituzionale del 14 novembre sui ricorsi delle Regioni contro la Legge Calderoli. Implicita, sarà, in fondo, la questione di costituzionalità interna a quella riforma del 2001, se l’art.116 , terzo comma della Costituzione, sia in linea con i principi della tutela della pari dignità delle persone umane, della uguaglianza davanti alla legge uguale per tutti in tutto il paese, del dovere della Repubblica di rimuovere gli ostacoli alla eguaglianza sostanziale e alla pari dignità e al diritto di ciascuno al pieno sviluppo della persona, della unità e Indivisibilità della Repubblica, del diritto alle cure e tutela piena della salute quale diritto fondamentale, del diritto/ dovere di istruzione pubblica uniforme nel paese, tutte già oggi molto mal garantite, con divari notevoli tra territori, tra città, più ricche e servite, e territori, sia del nord che del sud, molto trascurati. Piuttosto che subire la provocazione di una ‘questione del nord’ bene sarebbe ritornare a parlare della questione del mezzogiorno e dei territori trascurati in tutto il nostro Paese, fermo restando che , calcoli alla mano, e analizzando la questione in chiave prettamente economica, risulta chiaro che non solo il sud, ma anche e gravemente il nord, perderebbe con l’autonomia differenziata. Non basterà, infine, abrogare il ddl Calderoli. Bene fa Villone a richiamare l’attenzione su quella Legge di iniziativa popolare, lanciata lo scorso anno e cestinata dal governo e da Calderoli, che prevedeva si correggesse e/o si tornasse a ragionare su quel testo riformato nel 2001. Non bastano le firme, non basterà un esito favorevole presso la Corte. Lo abbiamo già, più volte tutti ribadito. Bisognerà inoltre continuare a spiegare e a coinvolgere i cittadini continuare a favorire momenti di confronto sulla questione perché sempre più cittadini possano essere consapevoli dell’importanza del referendum che si andrà ad affrontare. A tutto questo si aggiungono le iniziative delle regioni, ultimi i ricorsi alla consulta della Toscana, della Puglia, della Sardegna, della Campania sollevando la questione di legittimità costituzionale’ sul ddl Calderoli. Su tutto, vale la pena di chiedersi se siamo ancora d’accordo sul fatto che l’Italia è una repubblica parlamentare, sul valore e sulla convinzione che la rappresentanza è esercitata attraverso i parlamentari, su i poteri e ruolo del Presidente della Repubblica . L’autonomia differenziata, il premierato, gli interventi sulla magistratura mettono tutto ciò in dubbio. La Costituzione del 1948 ne esce sotto attacco e stravolta. Parte della destra al governo non si
riconosce nella Costituzione, nella sua origine antifascista nata dalla Resistenza e punta a cambiarne la sostanza nella direzione di una capocrazia, senza contropoteri, puntando a conquistare gradualmente tutto (Presidente della Repubblica, Corte costituzionale Csm, ecc.). Per questo Giorgia Meloni sta tentando di imporre l’elezione nella Corte del giurista che ha impostato i suoi cambiamenti costituzionali e inasprisce lo scontro con la magistratura. Per ora tentativi, segno e anticipo di cosa ci vuole riservare questa destra. Il giudizio sulla Corte attuale è negativo fino a volere ad ogni costo imporre uno fidato all’interno. Se ciò riuscisse sarebbe un passo verso la conquista dei poteri della Repubblica, uno dopo l’altro. Poi lo scontro sulla questione dei migranti trasferiti e trasferibili in Albania. Non sono in gioco singoli provvedimenti, ora i decreti anti rave, ora quelli contro gli imbrattatori di monumenti, poi contro i giornalisti, poi contro chi denuncia provvedimenti come i CPR in Albania, una “enclave italiana”, “struttura con due giri di recinzione, ..carcere di massima sicurezza, porte spesse, sbarre, inferiate”, come raccontano quattro deputati, della opposizione, aggiungo per dovere di cronaca. Quale termine usare? trasferimento? deportazione? Come una volta nelle terre dell’Australia? Non so, non oso, soprattutto darmi risposte. Senza voler chiudere ma semplicemente immaginando di continuare il discorso, su problemi e temi che si intersecano in una intricata complessità, rileggerei l’articolo 2 della nostra Costituzione. Credo che riguardi tutti, indifferentemente. “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formaziooni sociali ove svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.