ROCCO ROSA

Lo scenario politico regionale sta diventando come uno di quei salotti televisivi dove si cerca il litigio, si aizzano le persone e ci si offende a tutto spiano. Uno parla contro e tutti si buttano a tuffo su quello che ha detto non solo rintuzzando o replicando ma attaccando sul personale, segno evidente di una difficoltà a mantenere il confronto. Valga per tutti questa polemica col dr. Barile dopo che si è dimesso dal coordinamento anticovid denunciando  diversità di vedute e pressioni politiche . Ora, premesso che in un momento così delicato, io me ne sarei uscito in silenzio per senso di responsabilità, la risposta che è venuta dall’assessore e dai suoi difensori d’ufficio è che Barile evidentemente prepara la propria ascesa politica . Non si sa quando e a che cosa, giacchè alle viste non c’è nemmeno un rinnovo di condominio.  Detto che questo modo di affrontare l’emergenza è il più sgangherato possibile sul terreno della dialettica politica non si può non ribadire che è utile per la comunità regionale che tra forze politiche diverse, fra queste e parti sociali si trovi un modus vivendi all’insegna della costruttività e della positività.  Il punto di partenza però deve essere ben definito e cioè l’obiettività nel valutare una situazione, nel vedere quello che funziona e quello che non va, nell’avanzare proposte e nel chiedere soluzioni a problemi  specifici. Su questo non c’è sintonia e si usa il vecchio vizio di  generalizzare e di fare di tutt’erba un fascio. Da cittadino che cerca di rimanere informato, ho più volte denunciato l’insufficienza della direzione politica della sanità che ha iniziato l’avventura dando uno scossone all’esistente , parlando di terzo polo ospedaliero, di una azienda unica e poi , sommerso da una valanga di critiche, non è riuscito in due anni a ritrovare la luce, a dare una sistemata alla struttura di riferimento e ad affrontare la pandemia,  con consapevolezza dei tempi e delle cose da fare.. Col risultato che, per colpa di questo o quell’ufficio, ad oggi non ci sono i vaccini antinfluenzali, non si sono mobilitati i medici di famiglia, non si sono potenziate le usca e non si è dato corpo alla seconda gamba del sistema che è la medicina territoriale, mentre ancora l’ospedale di Matera non ha il suo amministratore.  Così come è apparsa da subito una scelta inopportuna quella di bardi di portarsi l’intendenza da Napoli, con persone che , al di là della loro competenza,non avevano contezza delle cose fatte nè dimestichezza con il territorio. Però ci sono anche cose che hanno avuto l’apprezzamento della gente come lo sforzo fatto dalla Merra per arrivare ad una gara sui trasporti pubblici che, non si sa perchè né per come, latitava da dieci anni,  o la risoluzione al problema dell’Arpab che finalmente sta assumendo il ruolo di una struttura autorevole e non sottomessa ai compromessi. Oppure il forte impegno negli aiuti alle imprese, ai liberi professionisti, ai giovani che è stato fatto dal Dipartimento competente. Questi sono esempi di rilievi  e di apprezzamenti circostanziati che non guardano al colore dell’Esecutivo ma al lavoro delle persone. Ora, che i Sindacati, facciano di tutt’erba un fascio e dipingano il cielo nero come la pece, mi sembra un atteggiamento non di chi lavora a spegnere il fuoco ma a gettare legna da ardere nel camino della speculazione politica. Così come la mancanza di iniziativa da parte del presidente Bardi di dare un indirizzo preciso alla partecipazione consultiva delle forze imprenditoriali e sindacali, chiamando gli assessori a cercare il coinvolgimento sulle principali questioni, sembra un modo di rinserrarsi nel castello , alzando il ponte levatoio. In questo momento  per spegnere il fuoco c’è bisogno di braccia, di secchi e del portone aperto sulla fonte dell’acqua. Sia chiaro: chi è sicuro di sè non teme il coinvolgimento,la partecipazione e il confronto così come chi è rispettoso del proprio ruolo sociale in questo momento di grande tensione non porta l’acqua al proprio mulino ma la utilizza per spegnere l’incendio.