Giovanni Benedetto

I regimi democratici, almeno in molti stati d’ Europa, si sono affermati e consolidati solo nel corso del secolo passato, falcidiando  i poteri divini che si attribuivano i re, i poteri che si attribuivano le oligarchie:  i ricchi per censo per casta o le aristicrazie.
Si sono avute delle sospensioni  di democrazia, per qualche decennio in quei Paesi, come l’ Italia, in cui una politica malata ha aperto le porte alla dittatura: all’uomo forte che in nome dell’ordine e su commissione del potere economico ha dato vita, con la violenza, ad  uno Stato autoritario, sospendendo  diritti fondamentali come l’uguaglianza, la libertà le pari opportunità.
Un cambio di regime che  è costato molto oltre in diritti individuali e collettivi ma anche in termini di vite umane, di cadute di valori e di arretratezza sociale ed economica. 
I momenti di tensione sociale sono le occasioni per  chi aspira a cambiare regime di buttare benzina sul fuoco, sfruttando la rabbia e la protesta anche legittima della gente. Momenti bui , come quelli attuali, che rischiano di aprire varchi pericolosi e di creare scenari fino ad ieri impensabili.
Ciò non ci esime di osservare che la democrazia che vive in uno stato è un cantiere aperto sempre in trasformazione per riparare ai guasti che il passare del tempo può combinare. E la democrazia elettiva trasformata in partitocrazia,il leaderismo che prende il posto dell’associazionismo, l’abuso dei media per veicolare un pensiero unico, la strumentalizzazione dei social per distruggere gli avversari, sono tutti  sintomi che inducono a dire che c ‘è un pericolo che ci sovrasta e che bisogna combattere la deriva di comportamenti sbagliati e che di fatto vanno contro il significato più profondo della Costituzione. Quella Costituzione che  esalta la rilevanza dei partiti sul piano della formazione del consenso democratico ma che sta diventando vittima di  un’autoriforma degli stessi partiti che ha prodotto un male peggiore della  malattia .
I movimenti con a capo leadership dove decidono in pochi, tutto in una stanza dei bottoni, a volte anche dimore private, la comunicazione unidirezionale dall’alto verso il basso, l’uso sempre più massivo dei social come veicoli di propaganda e di lotta politica stanno determinando una involuzione della partecipazione democratica popolare. 
La democrazia ha le sue regole e bisogna giocare con quelle senza stravolgerle ad uso e consumo proprio.