Per la Fit Cisl, il declino dei trasporti a Potenza è tutt’uno con questa amministrazione, il cui piano di fatto ha bypassato le scale mobili di santa Lucia, rendendole inservibili e antieconomiche. Addirittura sarebbe una azione mirata per escludere la viabilità verticale dal sistema dei trasporti. Una presa di posizione alquanto discutibile da molti punti di vista: perchè l’amministrazione avrebbe dovuto volontariamente escludere le scale mobili dal sistema di trasporti su gomma? e perchè la Cis ne parla a tre anni di distanza?. ” “Il sistema di trasporto pubblico urbano di Potenza versa in queste condizioni grazie alla scelta scellerata dell’amministrazione Comunale che in data 10 Febbraio 2015 ha preteso di votare un piano trasporti che mirava alla destabilizzazione del Servizio, escludendo di fatto sia la Scala Santa Lucia che quella Basento dall’interscambio con la gomma.” Così’ si esprime, testualmente, Colucci, a nome della Fit Cisl: ” un’ azione mirata solo per far si che quei due impianti venissero esclusi irresponsabilmente dal sistema dei trasporti della città. Infatti, per effetto di questa unica oltre che incomprensibile scelta, la Scala Mobile più lunga di Europa è rimasta in abbandono per quasi un anno, senza che nessuno sostituisse una lampadina o si affacciasse a vedere se l’impianto rimanesse nella condizione d’integrità, mi sembra ovvio sottolineare – prosegue Colucci -, che alla sua riapertura si sono riscontrati i danni frutto della mancata fruizione e dell’inopportunità della scelta politica. Il Sindaco si ostina a parlare sempre della medesima struttura anche quando la stessa non è oggetto di disagi, come se quella struttura desse fastidio allo stesso. Ci tengo a precisare che in passato c’è stato un processo penale proprio sulla natura dei materiali utilizzati per la costruzione del Ponte Attrezzato e sulla sua esecuzione a regola d’arte: processo che si concluse con la piena assoluzione dei presunti responsabili proprio grazie ad una perizia giurata fatta da un ‘illustre’ professionista del Capoluogo che confutò tecnicamente tutti gli argomenti della Procura circa la qualità costruttiva dell’opera. Insomma, più che riportare la verità, l’intervento della Fit Cisl butta ancora legna da ardere nel braciere delle scale mobili.