Che Valentina fosse una “gran penna” lo sospettavo da tempo.
Ecco perchè mi è venuto di chiederle di scrivere le sue riflessioni su questo periodo strano, anomalo, disarmante, alienante… distante.
Eccovi le sue splendide riflessioni che non faccio fatica a definire poesia.
“Distanza sociale è diventato un mantra da ripetere: un metro, un metro e mezzo o forse tre…e che peso ha la distanza?
La distanza crea spazio per noi e per chi vogliamo tenere nel perimetro degli affetti, innesca o rafforza meccanismi di selezione che abbiamo sviluppato nella vita e affinato nella quarantena recente.
Poi, pensando a Kundera che mi guarda sempre da uno scaffale tra vicino e distante, quale sarebbe il termine negativo? Vicino=buono, Lontano= cattivo… o forse no.
A un certo punto, schiacciato l’interruttore delle frequentazioni ripetute e abituali, spariti i caffè della mattina, gli aperitivi della sera, le serate e tutto il resto, ci si ritrova in casa tra tuta e pigiama, tra noia e spavento, cercando riempimenti di ogni sorta.
Ho pensato a qualche uscita svogliata…a quante volte esco per noia e non perché farlo sia una gioia, per vedere qualcuno, tanto per passare il tempo.
La distanza oltre allo spazio ha liberato il tempo e ha trasformato i contatti che non sono obbligati e forse meno svogliati o scontati.
Sistemati gli armadi, gettato il ciarpame, ordinati i ricordi e i pensieri ho cercato gli affetti che non sempre coincidono con le facce recenti e i telefoni, all’improvviso, sono diventati finestre per guardarsi negli occhi.
Penso alle serate con tanta gente e alle facce sui telefoni per cercare chi non c’è; adesso invece il telefono stringe lo spazio e focalizza lo sguardo.
Tengo la distanza di un metro, un metro e mezzo, forse tre perché gli incontri restino cercati e non tornino svogliati, quasi obbligati, non per noia, non per passare ma per desiderio di pensieri e risate.
E adoro farmi riconoscere e riconoscere chi voglio, niente convenevoli o strette dovute e mi godo questo spazio nuovo come faccio con l’aria quando mi tolgo la mascherina.“
