La Ferrari ha vinto. La notizia è rimbalzata per tutta Italia e ha finito per strappare commenti a tutti i personaggi pubblici (che di solito non si occupano di F1). Ma ha anche convinto. Un risultato che, anche se non inaspettato, ha colto comunque di sorpresa la massa di tifosi.
Il Gran premio d’Australia che si è corso domenica ha visto Sebastian Vettel scattare dalla seconda piazza e strappare la vittoria a Lewis Hamilton dopo il pit-stop. Una bella fetta di questo trionfo si deve dunque al muretto del Cavallino: lo stesso muretto che l’anno scorso ha sbagliato sistematicamente strategia in (quasi) tutte le gare.
La Ferrari ha evidenziato fin dalla partenza un ritmo migliore rispetto alla Mercedes. Hamilton non ha vanificato la pole con una delle sue solite partenze-lumaca, e così ha mantenuto il primo posto. Ma dietro di lui Vettel lo ha inseguito, in scia e spesso sotto il secondo di distacco. Senonché il maggior carico aerodinamico gli ha impedito di concretizzare il sorpasso in pista.
Comunque stiano le cose, Vettel si è allora impadronito della leadership. Con strada libera davanti a sé ha potuto imporre il ritmo che voleva: di certo però Hamilton poteva guadagnare terreno con le gomme fresche. Il problema che lo ha bloccato ha un nome e un cognome: Max Verstappen. L’olandese della Red Bull si è trovato davanti alla W08 Hybrid del vice-campione in carica. E non si è schiodata da lì davanti. Quando Vettel è rientrato ai box, è riuscito nell’impresa di sbucare proprio davanti a Verstappen, e poi a resistergli con gomme fredde. A quel punto ha scavato il gap con Hamilton (ancora bloccato dietro il giovane rivale fino al suo rientro ai box) e si è assicurato la vittoria.
La corsa è terminata con le due Mercedes sul podio e Kimi Raikkonen in quarta posizione. Max Verstappen è riuscito ad avvicinarsi alla SF70H del finlandese (complice la sua strategia di montare gomme SuperSoft anziché Soft): sarebbe un buon risultato per la Red Bull, se non fosse che Daniel Ricciardo è stato costretto al ritiro. La gara in sé non è stata emozionante per la scarsità di sorpassi: è l’effetto del nuovo regolamento, che estremizza l’aerodinamica ai danni dell’effetto scia. Qualche momento caliente lo si è avuto con Fernando Alonso e la sua difesa a denti stretti su Esteban Ocon all’ultima chicane, cui il francese a ribattuto con un sorpasso sul rettilineo d’arrivo (e pure Hulkenberg si è unito al gioco). Da apprezzare sia la prestazione Force India (con Ocon che ha strappato il primo punticino della carriera) sia l’ottima gara di Antonio Giovinazzi, chiamato all’ultimo momento per sostituire Pascal Wehrlein in Sauber (domani gli dedicheremo un articolo).
