Lidia Lavecchia

Con la proposta di legge depositata in Consiglio regionale per sostenere la candidatura della Festa della Bruna di Matera a Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO, si apre non solo un percorso di tutela culturale, ma anche una concreta opportunità di rilancio economico e turistico per l’intera Basilicata.

L’iniziativa, firmata dai consiglieri regionali Marcello Pittella e Nicola Morea, e subito sostenuta anche da Roberto Cifarelli, rappresenta un punto di svolta: il riconoscimento UNESCO può infatti trasformarsi in una leva strategica per attrarre visitatori, investimenti e visibilità internazionale.

La Festa della Bruna non è solo l’anima religiosa e identitaria di Matera: è un’esplosione di arte, fede popolare, artigianato e folclore che si tramanda da oltre 630 anni. Un evento unico che ha il potere di coinvolgere un’intera città – e ormai anche turisti italiani e stranieri – in un’esperienza emozionale e collettiva senza pari.

Essere iscritta nella Lista UNESCO del Patrimonio Immateriale significherebbe inserire la Festa in un circuito globale, accanto a tradizioni celebri come il Carnevale di Binche in Belgio, il flamenco spagnolo o la transumanza. Un riconoscimento di questo calibro darebbe alla Basilicata una potente vetrina internazionale. Il marchio UNESCO è universalmente riconosciuto come certificazione di qualità culturale, e ha storicamente portato, nei territori coinvolti, un incremento del turismo culturale tra il 15% e il 30% nei primi anni successivi al riconoscimento. Per Matera, che già ha vissuto un’importante crescita con Matera 2019 Capitale Europea della Cultura, si tratterebbe di un ulteriore passo avanti.

Ma i benefici si estenderebbero anche al resto della Basilicata: Promozione del turismo lento e delle aree interne, grazie a pacchetti culturali e religiosi legati alla Festa; Valorizzazione dell’artigianato locale, a partire dalla cartapesta e dalla lavorazione artistica dei carri; Maggior visibilità per l’offerta ricettiva ed enogastronomica lucana, inserita nei circuiti di incoming turistico internazionale.

La proposta di legge prevede un coordinamento istituzionale, con il coinvolgimento del Comune di Matera, della Regione, dell’APT, dell’Università della Basilicata e di enti culturali. Un modello virtuoso di lavoro in rete, essenziale per fare della Festa della Bruna non solo un evento, ma un brand regionale. “Non è solo una festa – ha sottolineato Cifarelli – ma un simbolo che può diventare volano di sviluppo, se valorizzato con visione e strategia”. Anche i promotori, Pittella e Morea, hanno rimarcato l’importanza dell’iniziativa come strumento di promozione culturale, ma anche economica e sociale, capace di creare nuove sinergie tra turismo, formazione, artigianato e comunità. Il percorso UNESCO rappresenta anche un’occasione educativa e identitaria, soprattutto per i giovani, che possono riscoprire e valorizzare la propria storia locale partecipando attivamente a una tradizione capace di unire memoria e futuro. Il coinvolgimento dell’Università e delle scuole lucane potrà garantire progetti di studio, laboratori e iniziative di cittadinanza attiva legate alla Festa. La candidatura della Festa della Bruna a Patrimonio UNESCO è una sfida culturale, ma anche una straordinaria opportunità per il rilancio della Basilicata, in un’epoca in cui i territori vincenti sono quelli capaci di raccontarsi al mondo attraverso la loro autenticità.

Se il Consiglio regionale approverà la proposta di legge, la Basilicata potrà candidarsi non solo a custodire una tradizione, ma a trasformarla in un motore di sviluppo sostenibile, partecipato e duraturo.