ANNA MARIA SCARNATO

Ero piccola quando nel mio paese, la festa del Santo Patrono S. Bernardino da Siena, sia a Maggio che ad Agosto, per tradizione era preceduta dalla fiera mercatale lungo C/so Umberto e via Nuova Camarda. Proprio in fondo a quest’ultima, in prossimità del vecchio mattatoio, c’era lo spazio riservato agli zingari che vendevano i cavalli, i muli, altri i maiali, papere e pulcini. Vi andavano gli uomini della terra interessati agli animali da usare per i lavori di campagna e per trainare i carri necessari al trasporto degli strumenti di lavoro e dei prodotti agricoli. Noi bambini andavamo per comprare i pulcini da coccolare come peluche che sopravvivevano non più di una settimana. Un chiasso enorme ricordo, un’aria maleodorante, i visi delle zingare con cerchietti alle orecchie e le mani degli uomini sulle quali spiccavano grossi anelli. Una fera mercato dove si vendevano e si potevano scambiare gli animali, accordandosi sul loro valore; uno luogo dove un uomo chiedeva un prezzo e l’altro faceva finta di andare via per dimostrare disinteresse e veniva richiamato con voce strillante che attirava l’attenzione. Quella tradizione non c’è più da tanti anni. Ma “a fer d l cioccr” si nomina ancora in suo ricordo ogni qualvolta c’è folla e tanta confusione, quando in un rapporto tra venditore e cliente si stabilisce un accordo commerciale con forti strette di mano, quando si vende vantando l’offerta per il miglior profitto. A me, a “fer d l cioccr” viene in mente, invece, quando, come in una fiera, si vendono al posto dei migliori cavalli, le persone, sì alla migliore offerta, al prezzo più conveniente. Sono gli uomini di razza, quelli che sentiamo accordarsi nelle registrazioni che i programmi televisivi seri ci mostrano per svergognarli, quelli che vendono la loro dignità, la verità per somme di denaro da riscuotere; sono gli “stalloni” della politica, gli”zingari” che nelle piazze istituzionali contrattano la loro vendita, il passaggio di proprietà. Passano da una parte all’altra, conoscono le buone “piazze” e sono pronti a smontare la baracca che già ne hanno trovata una più redditizia. Essi non gridano come avveniva nella fiera dei cavalli, fanno tutto in silenzio. Sono mercanti di alto profilo. Sono liberi di farlo, non conoscono limiti. E chi guarda la fiera dei mercanti di oggi, si chiede dov’è l’etica comportamentale, dov’è finita la parola data, dove la si trova ormai tra questi una faccia capace di arrossire di vergogna per vendersi come merce di scambio? Da chi così facilmente si fa catturare dalle lusinghe del successo, dalle alte postazioni di potere, forte della tradizione di un alto consenso elettorale che lo segue a scia, farebbe un certo effetto ascoltare discorsi che richiamano all’osservanza delle leggi. . Essi non sono mai soddisfatti del ben di Dio che hanno.  Vogliono sempre di più. E usano lo sguardo e le maniere degli “zingari” per attirare la folla al loro mercato. Nel cuore il nulla. Mi piace il ricordo di una bambina che tornava a casa con un piccolo pulcino. Si accontentava di poco ed era felice. Piangeva per la sua morte perché aveva nel cuore i sentimenti. Ma oggi che si vive in una specie di fiera mercatale, gli zingari non sono più quelli che si distinguono per i cerchietti alle orecchie e gli anelli vistosi alle mani. Sono i detentori di un potere costruito di piazza in piazza che aspirano ad arrivare a Piazza grande per accamparsi nel migliore dei modi. Prima o poi ce ne sarà un’altra. Buon affare!