PIETRO SIMONETTI

La Gazzetta del Mezzogiorno  da oggi  chiude tutte le redazioni locali. Anche quelle lucane. 41 giornalisti e 30 poligrafici prima vanno in ccg per un anno e poi il licenziamento nel 2025. Il quotidiano sarà fatto e stampato a Bari. Una brutta notizia che circolava da tempo dopo un confronto sindacale con la proprietà che aveva acquisito dal precedente fallimento testata, personale e sede. Appena scaduta la clausola di due anni per il mantenimento dei livelli occupazionali è scattata la mannaia. Nel contempo la storica sede  verrà ristrutturata per abitazioni, dicono, a Bari. In questi ultimi mesi non sono stati registrati particolari azioni a livello centrale e locale per fronteggiare la situazione. E’ emersa una rassegnata presa atto delle parti sociali oltre che di quelle  istituzionali. Di fronte alla crisi dell’editoria e del persistente aumento della precarietà nel settore, dove anche un articolo può essere retribuito 5 euro, la resistenza è fiaccata.  Un brutto colpo per Puglia e Basilicata che scontano già le ricadute  della crisi e le prime misure concrete di autonomia differenziata: la vicenda della centralizzazione della gestione delle acque e l’operazione Zes sono solo l’antipasto della spoliazione del Mezzogiorno. A livello regionale è tutto un naufragio , condito da stravaganti annunci e programmi per una Basilicata “giardino del Sud ed alveare del Mediterraneo.”

La gestione del presente fatto di mini bonus pubblicizzati come gas e acqua grartis, presenta il conto per un futuro certamente difficile e accidentato.
lo spopolamento avanza senza alcun contrasto ,la gestione della aree industriali e del sistema produttivo lucano arretra per la mancanza di politiche industriali, il mercato del lavoro si scopre sempre di più precario, il lavoro esistente diventa incerto, i dati del turismo svelano che la componente dei visitatori e’ in prevalenza lucana appena tonificata dagli arrivi dall’estero . Diminuiscono le giornate di presenza,unico dato certo.. Una situazione generale gestita senza programmazione, priva di un concreto controllo di gestione, debole nei i tempi di attuazione . Tutto questo nonostante 16 miliardi di bilancio pubblico allargato all’anno che corrisponde ad oltre 36.000 euro ad abitante Il tutto condito dalla mancata crescita culturale, della fruizione del patrimonio artistico, come dimostra la caduta dei visitatori di musei e dei giacimenti culturali e la compressione del sistema formativo a partire dalla Università e del sistema scolastico in generale.
Insomma il futuro dietro le spalle: come premio di consolazione  la “paeselogia”, il fascino del sottosviluppo e della miseria che avanza. Quasi abbandonato il percorso delle vertenze e delle lotte, sostituito dalle prese di posizioni e dalle rivendicazioni disunite, prevale per ora la rassegnazione.
La vicenda della Gazzetta arricchisce il quadro. Tutto questo ad 80 anni dalla chiusura della colonia penale di Marconia, dove erano reclusi 1500 antifascisti: dove tutto cominciò per la democrazia, la lotte per la terra e la rinascita .