La IV commissione ha audito le organizzazioni sindacali del settore bancario in merito al Piano di riorganizzazione della Banca Popolare di Bari, richiesta avanzata dal consigliere Polese che ha partecipato alla manifestazione di protesta di qualche giorno fa a Bari e che brevemente ha illustrato la situazione dell’Istituto bancario.
“Si avverte – ha detto – una situazione di grave disagio, uno scollamento tra dipendenti, rete territoriale e dirigenza, disagio che inevitabilmente tocca anche i risparmiatori. Sono circa 300 i dipendenti lucani ma anche le altre regioni vivono un riassetto aziendale affidato a manager esterni
che perseguono un obiettivo aritmetico aziendale senza tener conto delle peculiarità di una banca territoriale. I sindacati in sostanza chiedono che il Presidente della Regione si faccia carico di un incontro con i colleghi delle altre regioni interessate per trovare una soluzione unitaria evitando che
venga privilegiata una regione a discapito di altre. Sarebbe opportuno uscire con un documento unitario della commissione”.
I sindacalisti intervenuti sono Gianfranco Mancini, segretario della commissione regionale Abi,  Armando Villamaina segretario generale First Cisl Basilicata, Bruno Lorenzo segretario generale Fisac Cgil, Ugo Pojero segretario di coordinamento aziendale della Uilca, con il segretario regionale Vito Cuccaro, Umberto Dinice e Rocco Aiello Blasi, rispettivamente componente e responsabile Sab Fabi.
“La Basilicata – ha detto Mancini – ha criticità che sono quelle del mercato del lavoro, problemi demografici, deficit infrastrutturale e risorse economiche che non siamo riusciti a portare sul mercato. Esiste una limitata attività delle aziende poco patrimonializzate che non possono competere con quelle del nord. Ci devono essere interventi per riequilibrare la struttura finanziaria
delle aziende, sostenendo progetti complessi, per attrarre in Basilicata le grandi imprese”. “Lo sciopero dei giorni scorsi dei dipendenti della banca – ha detto Villamaina – è storico. La popolare di Bari è la più grande del sud Italia, ma ci sono state situazioni non più gestibili attraverso le relazioni sindacali. La banca è stata salvata con decreto legge nel 2019 e ricapitalizzata attraverso il medio credito centrale, è intervenuto un fondo interbancario tutela depositi, sono entrati nelle casse fondi. Era previsto un progetto di sviluppo di una banca finanziamento del sud. La BpB Non è banca privata ma a partecipazione pubblica totale. L’accordo sindacale nel 2020 ha previsto tagli consistenti sia nei salari che con un piano esodi. La banca si è dovuta ristrutturare nella propria azione amministrativa con 2200 dipendenti a fronte di 3000 iniziali. Dopo tre anni del progetto della
banca del sud non si hanno notizie e si continua a ragionare solo su tagli al costo del lavoro e tagli alla rete produttiva della banca con la chiusura di numerose filiali”.
“Non parliamo di una azienda produttiva che chiude o ha difficoltà ma di una azienda che è sotto il controllo dello Stato. Non credo – ha detto Lorenzo – che possa essere consentito che a proprio piacimento si delocalizzi o si abbia una gestione personale. Si era parlato della nascita di una banca
del sud ma fino ad oggi non ci sono riscontri e non è chiaro quale sarà il futuro della popolare di Bari e cosa voglia fare questa azienda che sta abbandonando il territorio. I colleghi fino alla fine del
2024 stanno pagando con giornate di solidarietà e quindi con decurtazione dello stipendio.
La banca è azienda che fa un servizio pubblico essenziale e lo abbiamo dimostrato durante il covid quando abbiamo tenuto tutti gli sportelli aperti. Ci si ricorda solo quando fa comodo allo Stato e non quando si decide di delocalizzare”.
“La popolare di Bari – ha detto Pojero – ha 24 filiali in provincia di Potenza, due nella città di Matera. Il territorio materano per il resto è scoperto a causa dei tagli ma anche di operazioni non proprio positive messe in campo negli anni. Attualmente sono 210 le persone che lavorano in questa banca. Abbiamo come dipendenti un taglio delle retribuzioni del 6,67 per cento e l’amministratore delegato dichiara che il bilancio nel 2023 e nel 2024 porterà ad un utile come previsionale ma non c’è notizia di rivedere la politica sul costo del lavoro”.
“La popolare Bari – ha detto Dinice – viene da storia travagliata, è stata commissariata da Banca Italia, e venne firmato un accordo lacrime e sangue con un attacco ai diritti economici e normativi dei lavoratori. Dai dati che abbiamo, la banca non ha grosse prospettive di crescita, la raccolta è rimasta ferma e gli impieghi hanno avuto un piccolo incremento del 3/4 per cento: in sostanza la banca ha tratto benefici solo con il taglio del personale. Ci sono condizioni di lavoro precarie anche
per l’organizzazione, con filiali fatiscenti sia in termini di sicurezza che di igiene. La gestione creditizia è sotto gli occhi di tutti, così come quella del personale che è degradata. Le prospettive dunque non sono rosee così come dice l’amministratore delegato”.
Sono intervenuti i consiglieri Perrino e Cifarelli. La presidente Sileo ha comunicato che verrà prodotto un documento della commissione nel quale saranno sintetizzate le osservazioni arrivate dai sindacati. Obiettivo avere un tavolo istituzionale dove far approdare il documento per aprire insieme una discussione e dare mandato al presidente Bardi di intervenire. (ACR)