Se quindicimila tarantini firmano una petizione per passare in Basilicata, questa , in un paese normale, dovrebbe essere una notizia da far smuovere l’opinione pubblica, magari facendo accorrere giornalisti di tutte le testate per capire come e perchè  si possa verificare  un movimento popolare di questo tipo. Ancor più dopo che settanta paesi del lato opposto, nel Cilento, hanno prodotto delibere di consiglio comunale per fare la stessa cosa, a seguito dell’iniziativa di decine di comitati e migliaia di cittadini. Eppure notizie del genere vengono silenziate perchè la politica , di qualsiasi colore, non ha interesse a queste manifestazioni di autodeterminazioni. O meglio ha paura di queste iniziative perchè sconvolgono gli equilibri, cambiano gli assetti di potere e modificano le rappresentanze. Quindi mentre i cittadini vanno all’attacco per aggregarsi territorialmente in modo che ritengano più omogeneo e più coerente con la storia, le tradizioni, le relazioni , i politici fanno mura, o creando problemi oppure approvando leggi che sono ingestibili e che portano all’impasse. E’ lungo l’elenco dei Comuni che hanno deliberato il passaggio ad altra regione, in Lombardia, nel bellunese, nelle Marche, in Emilia. Ma al dunque sono sorti sempre problemi che meritavano approfondimenti giuridici: il patto di stabilità, il passaggio delle risorse fiscali  ecc.ecc. Eppure, per noi,  se c’è una partita storica veramente meritevole da giocare, questa si chiama “La Grande Lucania”  che trova origine nella storia e linfa nell’iniziativa popolare. Quando leggo che il senatore Pepe, appena arrivato in parlamento, già si dichiara contrario all’iniziativa tarantina, senza uno straccio di motivazione politica o economica o giuridica, allora è la conferma che la idealità è una cosa e la difesa del potere è un’altra. Ognuno vuole sentirsi padrone in casa propria, alla faccia del rinnovamento. Forse dovremmo tornare alle vedette e ai torrioni di difesa. Rocco Rosa