giovanni benedetto

 

La grenfell tower, come hanno già riferito i notiziari dei giorni scorsi, è un grattacielo di 24 piani costruito nel 1974 e destinato ad edilizia popolare.

Con la sua altezza, domina come un fungo, una zona di Londra nei pressi del noto mercato delle pulci di portobello costituita generalmente da bassi fabbricati.

Il grattacielo è gestito di una grande società , Kctmo, che opera su tutto il territorio del regno unito che a sua volta fitta gli appartamenti a famiglie indigenti che ne hanno diritto, quindi è la diretta responsabile della gestione del fabbricato in tutti i suoi aspetti: strutturale, impiantistico e di osservanza a tutte le normative di legge.

Lo stesso grattacielo è stato sottoposto nel 2016 ad una importante ristrutturazione.

Nonostante l’ultima ristrutturazione è capitato nella civilissima Londra un incidente preannunciato: la grenfell tower in piena notte in pochi minuti si è illuminata a giorno non da luce artificiale ma dalle fiamme che si sono sprigionate dal secondo piano e che in pochi secondi hanno avvolto tutta la struttura in cemento armato.

Incidente preannunciato e paventato per iscritto dai condomini del palazzo circa la mancanza di vie di fuga, misure di sicurezza antincendio carenti ed altro.

Naturalmente le probabili cause del disastro saranno accertate dai periti preposti e nominati dall’autorità giudiziaria.

Di sicuro non si tratta di un incidente imponderabile bensi frutto di una probabile speculazione: una serie di violazioni delle norme antincendio, per favorire gli interessi privati di professionisti, amministratori e ditte interessate ai lavori di ristrutturazione e adeguamento.

Pur premettendo che la progettazione della sicurezza antincendio, e non solo, di uno stabile civile di quelle dimensioni prevede sempre un rischio residuo, sono tanti i fattori che potrebbero aver scatenato le fiamme: materiali che non hanno retto per un tempo minimo alle fiamme, allarme antincendio non funzionante, o mancato azionamento dello stesso impianto ecc.

Capita spesso che anche il legislatore prende spunto dalle esperienze negative che avvengono nella realtà per adeguare le normative a nuove esigenze.

Come successe dopo l’incendio del cinema statuto di Torino nel 1983 che causò la morte di 64 persone a causa delle esalazioni di ossido di carbonio e acido cianitrico prodotto dalla combustione dei rivestimenti delle poltrone e delle tende.

In quel caso fu determinante la presenza di tessuti non ignifughi e la mancanza di vie di fuga.

Casi drammatici del genere causati dall’imperizia umana fanno riflettere e non esistono leggi per prevenirli ma solo un sistema di controlli efficace e severo potrebbero allontanare i rischi.

Anche nella nostra città di Potenza ci sono tantissimi edifici pubblici e privati sottoposti all’osservanza della normativa delle misure antincendio e le fastidiose gradinate in acciaio zingato,  che vediamo in giro ne sono un esempio. Ma, al di là degli edifici pubblici, esiste una mappatura di tutti i fabbricati di Potenza che non sono in regola con la normativa antincendio? se si, di questi, quanti effettivamente hanno gli impianti anticendio in regola? e quelli, sono tanti, non in regola da decenni e che sono privi del certificato anticendio, perché non si è mai intervenuti per obbligare gli amministratori di condominio a rimuovere gli ostacoli che impediscono la messa in sicurezza del fabbricato?