ROCCO SABATELLA

Alla Juve si guarda il bicchiere mezzo pieno. In una domenica nella quale i bianconeri non hanno per niente brillato e, anzi, hanno rischiato addirittura la sconfitta, resta la soddisfazione di aver aumentato di un punto il vantaggio sulla Roma di Spalletti. Va comunque dato grande merito all’Udinese per aver offerto, forse, la miglior prestazione casalinga stagionale. Ma sicuramente la squadra di Allegri è stata una brutta fotocopia di quella che, con la nuova disposizione tattica delle cinque stelle, aveva impressionato davvero tanto e aveva anche trovato la definitiva quadratura del cerchio per andare fino in fondo alle tre competizioni in cui la Juve è in corsa. E che ha fallito una sorta di match point, come aveva chiesto Allegri, per blindare il primo posto. Ma, come al solito, quando c’è di mezzo la Juve, non finisce la pessima abitudine di contestare l’operato dell’arbitro. E non si è sottratto a questa incombenza nemmeno l’allenatore dell’Udinese Gigi Del Neri che ha avuto da ridire, non su un rigore non dato o su un gol regolare annullato alla sua squadra, ma sulla punizione assegnata alla Juve che ha portato al pareggio di Bonucci. E Del Neri avrebbe dovuta prendersela con i suoi difensori per aver fatto colpire di testa Bonucci piuttosto che con l’arbitro. Ma tant’è. La Juve a Udine si è mostrata fiacca, stanca mentalmente ed anche fisicamente e non ha messo in campo nemmeno la cattiveria o il cinismo mostrati in altre occasioni e utili a prendere i tre punti. Probabilmente ed è l’appunto che si può fare ad Allegri quella di Udine poteva essere l’occasione propizia per procedere a un sostanzioso turn over utile a far rifiatare quegli elementi che sono andati in campo sempre dal 22 gennaio scorso disputando una partita ogni tre giorni comprese Champions e Coppa Italia. E nelle quali hanno, inevitabilmente, consumato energie fisiche e mentali non indifferenti. Arrivando ad Udine scarichi dopo aver messo sotto Lazio, Sassuolo, Inter, Crotone, Cagliari, Palermo, Empoli, Porto in Champions e Napoli in Coppa Italia raccogliendo il massimo, ossia nove vittorie. E’ anche umano che si potesse verificare l’opaca prova contro l’Udinese. E poi, per la legge dei grandi numeri, c’era la possibilità che arrivasse anche il primo pareggio del campionato. Infatti, la Juve, prima di Udine, era l’unica squadra del campionato a non aver mai pareggiato. Naturalmente quello che è successo contro gli uomini di Del Neri non deve fare illudere gli avversari o far loro pensare che gli scricchiolii di una partita possano facilmente ripetersi in futuro. Come dimostra la storia recente, la Juve dominava prima e dominerà anche dopo Udine. Si è ripreso alla grande, dopo tre sconfitte consecutive con Real Madrid, Atalanta e Juve, il Napoli che vince all’Olimpico contro la Roma. In questo caso il turn over di Spalletti si è dimostrato fallimentare nel senso che la Roma contro il Napoli ha giocato per 80 minuti in pratica otto contro undici. Di fatto consegnandosi alla squadra di Sarri. Inguardabili le prove di Juan Jesus, di De Rossi e di El Sharawi che hanno fatto rimpiangere e non poco Emerson, Paredes e Salah. Negli ultimi 10 minuti della partita la Roma, con Paredes e Salah in campo, ha creato tante occasioni che alla fine avrebbe meritato anche il pareggio. Che partita sarebbe stata se Spalletti avesse mandato in campo tutti i titolari? Perché fare turn over in una partita cosi importante che poteva consentire ai giallorossi di chiudere definitivamente il discorso relativo al secondo posto, distanziando ancora di più il Napoli? Il campionato vivrà le ultime 11 giornate solo con l’interesse rivolto alla lotta per il secondo e per il terzo posto. Con il Napoli proteso nel tentativo di scalzare la Roma dal secondo gradino del podio e a catena con la Lazio, l’Atalanta e l’Inter che faranno tutto il possibile per approfittare di qualche ulteriore passo falso dei partenopei per saltargli addosso. Per il resto i giochi sembrano fatti sia per la zona retrocessione che per stabilire le squadre che dovranno partecipare all’Europa League. Dove la Lazio di Simone Inzaghi gode di un vantaggio non di poco conto rispetto alle avversarie. Avendo messo una seria ipoteca all’ arrivo in finale di Coppa Italia dopo il 2 a 0 nel derby con i giallorossi, in questo caso sarebbe sicura della partecipazione all’Europa League e si dedicherebbe anima e corpo a coronare l’inseguimento al Napoli e alla Roma per guadagnare l’accesso addirittura alla Champions.