MICHELE PETRUZZO
Bagarre, scontri ed insulti. L’indecoroso spettacolo inscenato dalla destra al Senato ha rivelato l’urgenza e l’importanza dell’archiviazione dei decreti sicurezza di Salvini.
Dopo un iter particolarmente complicato, il Senato ha approvato, con 153 voti favorevoli, il Dl Sicurezza, su cui il governo aveva posto la fiducia. Un risultato conseguito al fotofinish, considerando che la data di scadenza del decreto era fissata per il 20 dicembre.
L’opposizione non ha partecipato al voto, in segno di protesta. I leghisti non hanno perso occasione di rinfacciare ai pentastalleti, ex alleati di governo, il percorso condiviso nell’approvazione di quei provvedimenti ed il loro successivo cambio di posizione sulla questione immigrazione. Tra le dichiarazioni di voto finale ha fatto sicuramente riflettere l’annuncio di astensione della storica leader radicale Emma Bonino, esponente di +Europa, che ha denunciato il sistema del monocameralismo di fatto e ha chiesto maggior rispetto per il Senato, spiegando che quest’ultimo non debba semplicemente limitarsi ad apporre timbri.
Le forze e gli esponenti del centrosinistra, invece, si dicono soddisfatti del risultato conseguito, che può finalmente chiudere un capitolo durato fin troppo. Non a caso dopo la caduta del governo giallo-verde, lo scorso anno, l’abolizione dei decreti sicurezza era stata posta fin da subito al centro delle trattative per la nascita del nuovo esecutivo.
Il segretario del PD Nicola Zingaretti, dunque, esulta: “I veri decreti sicurezza sono legge. Abbiamo chiuso e archiviato una stagione di chiacchiere e propaganda. Gli italiani hanno bisogno di protezione. I problemi vanno risolti non cavalcati”.
Matteo Salvini, intanto, non si da per vinto ed annuncia che si impegnerà nel proporre e promuovere un referendum abrogativo per cancellare la nuova legge varata.
Ma nello specifico cosa cambia con la nuova legge? Sebbene vengano eliminate le maxi multe, tuttavia rimangono le sanzioni, seppur più contenute, per le imbarcazioni che non rispettino l’eventuale divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane. La novità importante è che spetterà al giudice stabilire l’eventuale multa. Non scatterà divieto di navigazione se si svolgono attività di soccorso, purché segnalate alle autorità italiane e dello Stato di bandiera. Un’altra importante novità riguarda poi l’eliminazione del Siproimi (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e minori non accompagnati), con cui Salvini aveva sostituito il precedente Sprar. A sostituire il Siproimi sarà il Sai (Sistema di accoglienza e integrazione), che prevede appositi percorsi di integrazione.
Il tempo d’attesa per la cittadinanza, che era stato esteso a quarantotto mesi, è ora ridimensionato ad un periodo compreso tra i ventiquattro e i trentasei mesi. Cambia, inoltre, la durata del permesso, che da un anno viene esteso a due, in presenza di situazioni particolari, quali il rischio di persecuzioni e torture. Prevista la conversione del permesso di soggiorno per motivi umanitari in permesso di lavoro, in caso di impiego. Viene meno poi il tetto flussi, eliminando il limite del tetto alle quote.
Queste le novità più importanti introdotte dalla nuova legge, che nonostante gli scontri e il difficile iter, ha finalmente ottenuto il via libera dal Parlamento. Un passo importante e necessario, che non poteva più attendere. Una delle poche cose buone di questo drammatico anno.
