Si è spenta la stella del calcio mondiale:  la stella che ha meravigliato tutti per la sua forma e il suo splendore.

La notizia è stata annunciata da tutti i mass media del mondo.

A Napoli il sindaco De Magistris ha annunciato il lutto cittadino e la proposta che porterà in consiglio comunale di intitolare lo stadio San Paolo a DIEGO ARMANDO MARADONA.
Ci ha lasciati un genio che non ha saputo condurre una vita normale.
Diego Armando Maradona: un genio, irriverente, generoso, che ha fatto piangere di gioia i più poveri: quelli dimenticati da tutti, che la domenica si privavano del pranzo per assaporare le sue gesta.
Un artista e genio dello spettacolo conosciuto e apprezzato in tutto il mondo: una ricchezza universale.
Una vita intensa, turbolenta, appassionata e chiacchieratissima.

Nel suo libro autobiografico, aveva ammesso  svariati tradimenti: nonostante l’infedeltà, Maradona ha però sempre considerato Claudia, conosciuta a 16 anni, come il grande amore della sua vita.
Come sono stati gli eccessi del suo carattere, così anche la sua vita ne è stata ricca.
Figlio di un facchino, trascorre la sua povera infanzia tra la baracca e le strade polverose di Villa Fiorita a Buenos Aires.

Vive con i genitori e 8 fratelli e, da piccol,o Diego non sembra gradire troppo il pallone: a lui piace andare nella strada vecchia a vedere i treni passare e a rubare le zucche nell’orto del vicino, a dimostrazione che El Pelusa ( capigliatura folta) era già un discolo.
Già a dieci anni attira l’attenzione degli esperti e a 16 anni esordisce nella massima serie argentina e a 17 anni in nazionale.
E’ già un astro del calcio  ma la sua vita di calciatore si divide tra la sua Argentina e Napoli la sua città adottiva.

Sceglie Napoli col cuore e senza calcoli, una squadra che non aveva mai vinto e rifiuta le squadre e società piu forti: Juve, Inter e Milan.

Preferisce la città che piu somiglia alla sua Argentina, per portarla ai livelli piu alti del calcio italiano.

Forse la città a cui ha dato tanto,  riscattandola dai tanti problemi anche sociali e che gli ha restituito tutto in calore, affetto, gratitudine e che meglio lo ha accolto e rappresentato.
Regala alla città partenopea due scudetti ma sopratutto spettacolo e tante emozioni e un euforico sollevamento popolare permanente.
Un uomo che in campo da il meglio di sé e per i suoi compagni, gioca per la squadra, e nei momenti difficili li rasserena, quasi a sollevarli dalle responsabilità, inventando una  prodezza.

Un campione apprezzato da tutti , perfino dalle tifoserie avversarie.

Generoso,  disponibile con tutti, spesso partecipava a partite per raccogliere beneficienza; ad Acerra ne giocò una in un campo allagato e sotto la pioggia.

È stato anche l’uomo che non ha dimenticato il suo passato in povertà. Ha sempre denunciato a suo modo i soprusi delle organizzazioni mondiali e chi rappresentava gli stati potenti e sfruttatori. Se doveva scegliere sceglieva senza esitazioni chi stava dalla parte dei poveri: Che Guevara e il suo amico Fidel Castro.
A Napoli ha anche incontrato e frequentato gente che hanno approfittato  delle sue fragilità.
Il pallone è stato il giocattolo che ha reso felice lui e i milioni di tifosi, le donne gli hanno reso momenti  di felicità e la droga ha illusoriamente colmato le sue debolezze purtroppo togliendoli energia ed estraniandolo dalla vita.
Una dipendenza che, già  da Napoli, ha segnato il suo destino da cui non ha mai avuto la forza di uscirne fuori.