Giorno dopo giorno stanno venendo a galla tutti i mali irrisolti di una macchina regionale che è stata scassata dall’imperizia dei governanti e dalla arroganza di quel ceto burocratico venuto da fuori con la presunzione di sapere tutto e saper fare tutto, ma che sta lasciando macerie dovunque passi e qualunque cosa faccia. Ora abbiamo una macchina regionale che si è ingrippata perché, come si dice in gergo, batte in testa: cioè la testata si è sfasciata, con tre dirigenti generali che continuano
ad essere fisicamente presenti ma che non possono esercitare qualsiasi funzione, non possono mettere una firma, non possono andare in giudizio o resistere ad un giudizio. E se poi uno di questi dirigenti ha addirittura il carico di due Dipartimenti si capisce subito che quattro dipartimenti su sei sono bloccati. Perché?
Semplicemente perché, quando c’è stato il rinnovo della Giunta non si è proceduto al rinnovo di tutta la dirigenza, ma si è provveduto a nominare gli esterni, prendendo tempo per la riconferma dei dirigenti interni, con una delibera che richiamava, a sproposito, quanto fatto in un lontano passato , applicando una pretesa proroga per altri 45 giorni del mandato dirigenziale. Non solo si applicano in maniera inconferente istituti inapplicabili al caso di specie, ma ,dì più, la Giunta regionale lascia inutilmente decorrere il termine perentorio di 45 giorni che si è autoassegnato senza  nominare qualcun altro al loro posto. La politica è sovrana, anche se il regno è sfasciato . Che cosa può comportare questa situazione è presto detto: ci sono adempimenti che sono esclusivi del Dirigente regionale e che , non adottati o adottati in surroga da parte della Giunta, rischiano la
nullità .E questo solo per parlare di legittimità, perché, se poi andiamo alla sostanza, constatiamo come la Regione è una macchina completamente ferma, con le gomme a terra ed il motore scassato,. Mancano oltre la metà dei dirigenti e il concorso per diciotto posti stenta a partire, così che ci sono persone che reggono più uffici, con gli effetti che sono facilmente immaginabili. E questo mentre si infittiscono le reazioni e le proteste dei sindacati, che lamentano il danno che si
produce al personale per questa politica dell’attesa che ormai ha contagiato tutti gli organismi, perfino quello esterno di valutazione delle prestazioni dei dirigenti e funzionari per la cosiddetta indennità di risultato. E, a concludere questo quadro desolante, figlio di un governo che si muove su gambe malferme e di una politica che inscena ogni giorno risse da bar, ci sono anche alcune pronunce del Consiglio di Stato che praticamente boccia il tentativo fatto dalla Campania di ribaltare
l’ordinamento regolamentare degli uffici, appropriandosi di competenze che ruotano nell’autonomia della Dirigenza. Una bocciatura che . riprende pari pari le osservazioni fatte dai Sindacati in Basilicata alla famigerata legge 29 , quella che ha avocato alla struttura presidenziale competenze che attengono strettamente alla sfera decisionale autonoma della burocrazia. Come dire che su tutta l’attività regionale si è alzata una spada di Damocle. Ma, per questo, rimandiamo ad un prossimo approfondimento. Rocco Rosa