PATRIZIA BARRESE

Sono trascorse più di tre settimane dall’uccisione della giovane iraniana Mahsa Amini.

Il nome di Mahsa è diventato il nucleo delle proteste che dalla Repubblica islamica al mondo intero ha richiamato al ruolo e alla libertà violata della donna. Modelli sociali tradizionali sopravvivono segnati da convinzioni arcaiche, dove gli uomini impongono il loro dominio ripudiando il coraggio delle donne; pensare che esiste un corpo di polizia deputato alla “promozione della virtù e alla prevenzione del vizio” ovvero virtù nell’indossare correttamente il velo e prevenire che le donne non lo indossino, conferma quanto la libertà di espressione e la disparità tra il genere maschile e femminile sia ancora eclatante, al punto da spegnere la vita di una giovane studentessa di soli 22 anni.

Il sostegno nazionale ed internazionale  sta prendendo forma per le strade del mondo con gesti estremi e liberatori come tagliare ciocche di capelli che dilagano sui social divenuti gesti endemici tra le nuove generazioni. Il ventaglio dei luoghi di protesta e le manifestazioni di solidarietà si diffondono nei confronti di ragazze che con coraggio hanno sacrificato il proprio corpo per garantire un futuro alle donne, coloro che nelle ultime settimane sono state protagoniste di sopraffazioni, violenze fisiche e psicologiche provenienti in primis dall’ambiente familiare, perché indossare in modo scorretto il tradizionale velo scatena nell’altro azioni brutali, realizzando in una sola parola il femminicidio. 

Una partecipazione emotiva dilaga e non tocca solo la realtà delle donne iraniane perché un’uccisione brutale o un gesto cruento compiuto sulla pelle nuda di una donna reca con sé la triste constatazione che non è la sola differenza di cultura che continua a teorizzare la supremazia maschile ma quando menti perverse agiscono manifestando violenza in infiniti modi, il campanello d’allarme avverte che nella nostra società siamo circondati da individui mascherati, cosiddetti “normali” che non realizzando la parità di diritti tra uomini e donne, risolvono la propria frustrazione, la mancata realizzazione personale sul lavoro o nella vita, con reati sessuali, delitti di stalking, maltrattamenti in famiglia e femminicidi.

In ogni regione d’Italia si ascoltano casi ed abusi e la misura di ogni società è come tratta le sue donne e le sue ragazze, pensare che anche in Basilicata – tra le prime 4 regioni d’Italia per diffusione del fenomeno delle molestie fisiche sul luogo di lavoro – i casi di femminicidio aumentano, mentre dal 2021 la Lombardia detiene il triste primato. Storie incentrate su una gerarchia piramidale dove al vertice,  l’uomo, si adegua con difficoltà all’evoluzione dei costumi della donna, dimentico che la nostra compostezza non deve indurre a credere che siamo esseri subordinati o deboli. Tuttavia sforzi incessanti devono essere ancora affrontati per ottenere lo stesso rispetto perché c’è la necessità di rigenerare una parola chiave – rispetto – che purtroppo in taluni contesti risulta ancora sconosciuta o non chiaramente compresa.

E’ radicata l’ignoranza di coloro che mancano di rispetto per il corpo della donna, non come colei che ha capacità riproduttiva, ma della donna con ideali, sentimenti, bisogni e desideri, inoltre la leadership e la visione innovativa femminile lascia molti uomini indietro.

Il 25 novembre non tarda ad arrivare, ricorrerà la giornata contro la violenza sulle donne e saremo tutte impegnate a far comprendere che niente è più forte di una donna che combatte per ciò in cui crede e questo ciclo di disordini accaduti sulla pelle delle donne porterà a un cambiamento significativo ma non un cambiamento di look indotto dalle tante ciocche tagliate.

Le sfide per raggiungere il 5° goal dell’Agenda 2030 sono ancora tante, è indispensabile istruire ed educare ai sentimenti, a sensibilizzare il rispetto della dignità e dei diritti della persona, insegnare il rispetto delle donne come materia scolastica ed introdurla già a partire dai primi anni di istruzione per prevenire le azioni di violenza. Assistiamo come la nuova classe dirigente sia rappresentata da donne che con ruoli chiave e decisionali, dovranno governare il nostro paese e far comprendere che la differenza di genere maschile e femminile è una regola grammaticale, non altro, perché rispettare e ascoltare le donne porterà al miglioramento della nostra società, una società avanzata e democratica, dove uomo e donna hanno sì fisionomie diverse ma uguali diritti e tra i nostri più importanti pregi e diritti di donne, la conoscenza, il coraggio ed essere libere dalla violenza.