La parola di oggi è: occultare. Il dizionario ci dà i vari significati che il verbo assume a seconda delle situazioni. Nascondere, per lo più con fini illeciti. Ma anche: impedire di vedere qualcosa, interponendosi tra l’osservatore e l’oggetto. Volendo applicare il verbo ad alcuni colpi di genio di cui la città di Potenza è piena, viene fuori che siamo veramente amministrati dalla inconsapevolezza. La capacità che abbiamo di occultare le (ahimè poche) cose belle che abbiamo, è più stolta che mirata, più scellerata che intelligente, più miope che funzionale. Prendiamo il monumento forse più significativo di questa città: la Torre Guevara. Ovvero un monumento precedente all’anno Mille (non so se mi spiego). Una Torre formata da tre piani, per un’altezza complessiva che supera i venti metri, con un diametro di 10, con 86 scalini e 7 finestre. Insomma un edificio che di per sé, in molti altri posti, varrebbe tanto oro quanto peserebbe. Ci si potrebbe passare le giornate a parlare del castello fortificato che probabilmente c’era intorno, delle famiglie che lo hanno abitato e gestito, ed oggi potrebbe usato per viste scolastiche, per esporre opere d’arte, e non voglio addentrarmi negli altri usi nei quali si potrebbe declinare. Ma qui non solo non ne facciamo nessun uso, ma pensiamo bene di occultarlo. Come se fosse qualcosa che è meglio non mostrare, una cosa inutile, quasi di secondaria importanza, come i cervelli di coloro che ne hanno decretato l’oscurantismo. Ebbene questo piccolo tesoretto di monumenti e palazzi storici la città come lo valorizza? Costruendoci davanti un bell’edificio. Proveniendo dal miglior punto di osservazione per ammirare questa Torre, ovvero la parte finale di Via Pretoria, la Torre, semplicemente, non è visibile. In altre parole se non lo sai che c’è un bene storico architettonico di primo piano (e di certo le indicazioni in tal senso non aiutano il pellegrino di passaggio), semplicemente vai oltre, poiché la torre è completamente nascosta dall’edificio attualmente in dotazione ad una scuola superiore. Non basta. Per decenni l’area antistante la Torre è stata usata per parcheggi di auto, però c’è da dire che sono sempre stati gestiti da apposita società. Quindi parcheggi autorizzati. Una bell’alibi per dire che l’operazione è giustificata. Un bel modo di proteggere i nostri monumenti più significativi. E non finisce qui. Entrando a Potenza dal Ponte Musmeci, la vista della città è occultata – ma in questo caso direi meglio: ostruita – da due imponenti pareti di cemento: una proprio antistante il ponte stesso, sede di un istituto bancario, e sulla destra due imponenti strutture gemelle che occultano la vista su quella parte della città. Qualcuno dirà: vabbè ma che c’era da vedere, in fondo? Vorrei vedere se vi affacciaste dalla vostra finestra, in un angolo qualunque della città, e la vista vi fosse ostruita da immense pareti di cemento in modo tale che non riusciste a vedere nemmeno un paesaggio assolutamente normale. Anche in quel caso direste che, in fondo, non c’era nulla da vedere?