Rocco Rosa
Era così in disuso la politica intesa come servizio al cittadino che è bastato che alcuni amministratori si mettessero a fare il loro dovere con serietà perché la comunità regionale e quella potentina gridassero al miracolo. Calma: stanno semplicemente amministrando secondo quella che dovrebbe essere il buon senso del padre di famiglia: cioè fare i conti con i soldi, stringere la cinghia di qua e di là, decidere di rendere produttivi gli investimenti, arrangiarsi con idea alternative quando mancano i soldi. Stanno semplicemente amministrando in tempi di vacche magre, quando passata l’epopea delle cicale e finita la festa con tante cartacce e residui di sbronza per terra, oggi debbono adattarsi al ruolo delle formiche, tirando, risparmiando, non facendo spese con soldi che non ci sono e rinviando a tempi migliori le cose che non sono né necessarie,n é urgenti. E’ il significato proprio di “governo” che è diverso “etimologicamente” dal significato di gestione : quest’ultima è vivere l’esistente, aprire il portafoglio, fare le cose in grande , farle per interessi elettorali, spendere per fare voti. Governare invece significa pensare, scegliere, misurare, calibrare, programmare nel tempo e tenendo una visione d’insieme del territorio. Da questo punto di vista, l’anno trascorso è stato speso abbastanza bene, a cominciare dallo storico no alla ferrovia Matera Ferrandina che ha consentito alla fine di ottenere finanziamenti aggiuntivi in nome di uno Stato che ha voluto rifarsi la faccia. Non era una priorità quando tutti stavano guardando allo sviluppo della tratta adriatica, lo è diventata quando qualcuno ha scoperto che con pochi accorgimenti si poteva arrivare da Mataponto a Roma in meno di quattro ore. E’ stata una scelta intelligente di governo quella di modificare la mission di sviluppo Basilicata e di portare finalmente in regione una mediazione creditizia che serve come il pane, e soprattutto che serve a chi ne ha bisogno e non a chi con le banche ci bazzica bene e da solo. E , dovendo fare i conti , che non fanno acqua da oggi ma da tempi ben più lontani ( al punto da chiedersi perchè la Corte dei Conti non ha fatto le pulci ai bilanci precedenti, dove pure c’erano partite analoghe se non le stesse) bisogna dire che le operazioni di accorpamento dei Consorzi di bonifica, di soppressione di strutture sovrapponibili e di rafforzamento di quelle particolarmente delicate ( vedi Arpab) sono scelte coerenti con una visione strategica di sviluppo. Così come lo è la scelta di aprire ai professionisti non solo con bandi ad hoc, ma soprattutto con una impostazione di trasparenza sulle consulenze, a cominciare da quell’Acquedotto lucano, dove negli anni passati in un solo giorno si distribuirono 130 e passa incarichi. Sono fatti. Persistono ancora sacche di spreco, a cominciare dalla galassia di comitati e comitatini, di garanti che potrebbero svolgere il loro ruolo come onorificenza, di uffici che potrebbero essere accorpati , di troppi generali e pochi soldati. Così come persistono resistenze campanilistiche legate ad interessi elettorali che impediscono riforme necessarie o ne attenuano la portata.Però, con buona pace di quanti hanno sempre qualcosa da ridire, c’è stato se non il Buon Governo in senso culturale e costituzionale almeno l’inizio di un modo di lavorare che non si vedeva da vent’anni, da quando l’ubriacatura del petrolio ha fatto perdere l’autocontrollo a molti. E non sto parlando solo della Regione. Al Comune di Potenza la miseria aguzza l’ingegno e qualcuno si è messo a ripescare soluzioni antiche, con un coinvolgimento di tanti e tanti protagonisti ingiustamente messi da parte da una visione notabiliare quanto provinciale della cultura. Questo lavoro diffuso e quotidiano ha rappresentato il risveglio di una città e il Capodanno organizzato bene dalla Rai, dal Comune e dalla Regione ha reso plateale ed evidente una energia nuova che sta crescendo. E che dovrebbe essere di esempio e stimolo a quelli che nella Giunta comunale di Potenza vanno solo per farsi chiamare Assessore. I problemi restano e sono enormi ed evidentemente non basta più consolarsi del fatto che siamo i migliori tra i peggiori, nelle statistiche italiane ed europee. Governare veramente significa correre tutti i giorni e tutti insieme, senza divisioni e senza esclusioni aprioristiche che non siano solo di quelli che sono incapaci o che hanno altri interessi che proprio politici non sono. Se si andrà in questa direzione, forse si potrà per la prima volta apprezzare un tipo di consenso che non viene dalla scambio tra potere e clientela ma da un rapporto pulito di confronto e di valutazione fra governo e cittadini. E il bello è che o ci arriviamo noi in tempi brevi a questo traguardo oppure avremo solo fatta la strada ad altri che non hanno nè cultura di governo nè cultura della responsabilità .
