ANGELA MARIA GUMA
Nel mondo antico i boschi – e più in generale le aree ricche di vegetazione – erano considerati luoghi permeati di sacralità, ideali per ospitare esseri divini o semidivini; numerose sono le divinità e le figure mitologiche la cui dimora, e, in alcuni casi, la cui nascita è localizzata all’interno dei boschi; molti miti sono ambientati in contesti boschivi e le stesse Ninfe non sono altro che personificazioni degli alberi. Una foresta buia e tenebrosa, con il suo aspetto terrificante, o un bosco attraente per la sua rigogliosa vegetazione e per le sue limpide acque, destano infatti sensazioni contrapposte ma ugualmente intense, che spingono l’uomo a riflettere su aspetti che, sottratti alla sua razionale comprensione vengono poi rielaborati nella religione e nel mito.
In Pausania l’alsoV è un misto di natura (alberi, acqua) e di costruzioni (aspetti artificiali, edifici, statue, muri, altari). Esso è un luogo di culto, ma il termine si riscontra anche in contesti che non sono direttamente religiosi. Un alsoV può essere un “bosco di piacere” come un “bosco sacro”, in certi casi i due insieme.
Non si trova, in Pausania, l’espressione alsh aneimena qeoiV, nè il termine loukouV che è la trascrizione greca del latino lucus. Il bosco sacro è quindi descritto dallo o dalle divinità che esso protegge; è questo il caso del bosco di Demetra[1] e di Despoina per il quale la natura sacra del bosco è esplicitata: alsoV thV DespoinhV ieron.
In altri casi, il bosco è una componente tra le altre in un complesso culturale che è identificato dal nome della divinità tutelare o dalla città da cui dipende. Esso presenta in questo caso un’ambiguità: ci si chiede infatti se il bosco è esso stesso un elemento del dispositivo religioso o un semplice decoro, un paesaggio per i monumenti. In assenza di un culto esplicitamente reso ad alberi o al bosco stesso,
[1] Paus.,VIII, 36, 6.
