VINCENZO PETROCELLI

Sono nato a Tramutola e da sempre vivo qui. Ho trascorso l’infanzia tra la Piazza e ‘Ncap L’Acqua. In Piazza era situato l’edificio scolastico, attuale sede del Municipio e ‘Ncap L’Acqua era il luogo d’incontro con le ragazzine che andavano al lavatoio o alla fontana per attingere l’acqua o al mulino per la macinatura del grano, accompagnate dalle rispettive madri. Non posso non amare Tramutola come l’amo, per chi nasce in un posto, ogni angolo è il ricordo di una conoscenza. In Piazza si portavano avanti i giochi di strada che riempivano i pomeriggi di noi ragazzi di una volta. La fionda era uno dei giocattoli che noi ragazzi ci costruivamo con le nostre mani. Consisteva in un rametto d’albero robusto a forcella, alle cui estremità si legavano saldamente due pezzi di molla elastica con braccia di una quindicina di centimetri che il ragazzo, impugnando il manico del ramo a forcella, tendeva dopo aver inserito al centro della molle una pietra. Quando si allentava la presa, le molle scattavano in avanti dando una forte spinta alla pietra che in tal modo veniva lanciata verso un bersaglio. Alcune volte si sbagliava bersaglio ed andavano in frantumi i vetri di finestre o balconi! Altri giochi che si praticavano per strada erano il salto della cavallina, la trottola, il girotondo con maschi e femmine, le figurine, la campana, il nascondino e mosca cieca. Mi ricordo le tante persone che ci abitavano o lavoravano, in Piazza, un mondo pieno di personaggi, di iniziative, ognuno aveva un ruolo, ognuno era un punto di riferimento per l’altro, ognuno indispensabile: la bottega del vino da Pasquale Fusaro, il negozio di tessuti da Tanino, l’albergo e ristorante da Arenella, la cantina di Ottavio, Michele Marotta ragioniere consulente, il caffè da Teresa Mazziotta, la Farmacia, la bottega del latte da Michelina, l’Ufficio Postale, Vittorio De Clemente barberia e giornali, alimentari Di Pierri, alimentari Fanchiotti, tessuti Marino, Iolanda l’orefice, Pasquale Volpe e la taverna, alimentari Oriolo, bar Cleomonte caffè, sale e tabacchi, giornali. Ricordo gli eventi: il 4 novembre giorno dell’Unità Nazionale e giornata delle Forze Armate; concerti bandistici in occasione delle feste religiose; luogo di ritrovo, animazione, spettacoli musicali, danza e balli in Piazza; il teatro in Piazza.

In epoca fascista, in Piazza, c’era il cinematografo. La sala cinematografica, di proprietà del Comune era situata all’interno dell’attuale Municipio in piazza del Littorio, attuale Piazza del Popolo. La sala di una superficie  di circa 60 metri quadri, attuale ufficio dell’anagrafe era provvista di N° 93 poltroncine in legno abbondantemente illuminata ed areata, con l’ingresso principale da piazza del Littorio e due porte di sicurezza. La cabina di proiezione e la saletta igienica erano disimpegnate dalla saletta principale da un ampio corridoio. Il locale cinematografico possedeva tutti i requisiti per essere adibito per locale cinematografico. Dalla Federazione Fascista degli Industriali Unione Provinciale di Potenza in data 22 ottobre 1941, era indirizzata una lettera al Podestà di Tramutola, in merito all’apertura della sala cinematografica “Dopolavoro” e si faceva presente che il Ministero della Cultura Popolare aveva comunicato che il Presidente del Dopolavoro Comunale di Tramutola, aveva presentato regolare istanza al fine di ottenere il nulla osta per l’apertura di una sala cinematografica. Il Commissario prefettizio Cav. Giuseppe Giocoli in data 7 novembre 1941-XX-E.F., esprimeva parere favorevole per l’apertura di detta sala indispensabile sia per la popolazione di Tramutola, che per il personale del Cantiere AGIP, ove lavoravano circa 600 operai. Mi piace ricordare che in provincia di Potenza, in epoca fascista, solamente nove comuni avevano una sala cinematografica: Lagonegro, Lavello, Maratea, Melfi, Moliterno, Rionero, Tito, Tramutola e Venosa.

In Piazza del Popolo, chiamata comunemente dai tramutolesi “La Piazza”, convergono le seguenti strade: Via Vittorio Emanuele che collega Le Cesine con la Fontana ‘Ncap L’Acqua, Via Oberdan che collega la Piazza con Via Garibaldi, Via Marconi verso Piazzetta Caprera e Via Garibaldi, Via M. Pagano che collega la Piazza con Via Cavour e Via S. Pellico verso Via Cavour. Via Vittorio Emanuele rappresenta l’arteria centrale di Tramutola, mentre Via Garibaldi e Via Cavour sono le arterie laterali del paese.

In Piazza sono esposte tre lapide commemorative, la prima dedicata ai caduti della Grande Guerra ed è posata sulla parte anteriore del Palazzo Municipale. La morte di massa sperimentata con la Grande Guerra determina una nuova forma di celebrazione funebre volta a esorcizzare e insieme a sublimare gli ideali. Di qui la monumentalizzazione dei caduti che si registrò in tutta l’Italia. La lapide, di Tramutola, é murata all’esterno del muro del Municipio sul lato estremo sinistro e poi sarà spostata dove ora é situata dopo l’intervento di manutenzione dell’intero fabbricato eseguito dopo il terremoto del 23 novembre 1980. La cerimonia di posa della lapide, a ricordo dei caduti della Grande Guerra, si ebbe il 25 settembre 1932, anno decimo dell’era fascista, ad opera di un Comitato(1) del quale si riporta l’invito di partecipazione per la popolazione di Tramutola.

La seconda lapide, in ordine di tempo, è posata sulla facciata del Palazzo Pecci ex Palazzo Panella, edificio che domina La Piazza, in memoria dell’Arcivescovo Mons Don Anselmo Filippo Pecci O.S.B.. La lapide venne scoperta durante i festeggiamenti in onore di Maria Santissima dei Miracoli il 17 maggio 1953, con una pubblica cerimonia, di cui si riporta l’intervento del sindaco Ing. Federico Troccoli(2). Di seguito è riportato il testo della lapide murata sulla facciata di casa Pecci in Piazza del Popolo:

NEL 1° CENTENARIO

DELLA MADONNA DEI MIRACOLI

IL POPOLO DI TRAMUTOLA

RICORDA IL SUO GRANDE FIGLIO

ARCIVESCOVO

ANSELMO FILIPPO PECCI O.S.B.

CHE

QUESTO TRIONFO DI MARIA

SALUTAVA DA LUNGI

CHIUDENDO IN SERENO TRAMONTO

UNA VITA FECONDA DI OPERE

NELL’EPISCOPATO DEL CHIOSTRO

CONSUMATO DA UNA SOLA FIAMMA

L’AMORE DELLA SUA MADONNA

17 MAGGIO M.LC.LIII

La terza lapide commemorativa, é posata sulla stessa parete del palazzo Municipale, dove è murata la lapide dedicata ai caduti della Grande Guerra. Con la terza lapide si dovevano commemorare i fatti risorgimentali del 13 agosto Tramutolese del 1860(3). L’idea, di posare una lapide commemorativa, nasce per ricordare alle future generazioni che Tramutola era insorta il 13 agosto 1860 e aveva dichiarato decaduto il regno del Borbone proclamando la Municipalità Repubblicana nel solco della Rivoluzione Francese e la costituzione di uno Stato Repubblicano. In quella circostanza, infatti, venne esposta, per la prima volta in Basilicata, una bandiera tricolore Mazziniana ornata con l’immagine di una donna con chiaro riferimento alla Repubblica. Oggi quella storica bandiera è custodita all’interno del palazzo Municipale di Tramutola, riposta in una teca, che la protegge dall’usura del tempo.

Invece, il contenuto e la grandezza fisica della lapide, non hanno offerto il risultato commemorativo per cui venne deciso di murare tale lapide(4). Chi scrive ha partecipato alla discussione politica per la posa della lapide, cioè ha partecipato ad una riunione di Giunta Comunale, dove si era stabilito di mettere in risalto il ruolo di Tramutola nel Risorgimento con la proclamazione della Municipalità Repubblicana. Invece, si è voluto posare una lapide, che già per dimensioni, offende quella dei caduti della Grande Guerra.

Tutti quei nomi riportati su quella lapide, sono nomi di persone che parteciparono ad una assemblea indetta dal Circolo Mazziniano di Tramutola, diretto dai fratelli Giorgiomarrano(5) con l’intervento di Giacinto Albini, Nicolò Mignogna e Camillo Boldoni, provenienti da Napoli e diretti a Corleto Perticara, il 13 agosto 1860. Non è il caso di scendere in polemica con gli autori di quell’elenco, in quanto questi accettano la ricostruzione dei fatti del 1860, così come ci vengono narrati da cronisti e memorialisti liberali, i più divenuti tali soltanto dopo lo sbarco di Garibaldi in Sicilia. Gli autori dell’elenco della lapide posata a Tramutola, non si accorgono che i cronisti liberali, sono interessati ad ingraziarsi il nuovo regime e a far dimenticare la loro devozione al Borbone. Questi nostri memorialisti liberali di Basilicata, hanno spesso alterato la verità e creato fatti e circostanze che non rispondono al vero. Contro questo mito e, a ridimensionare l’adesione delle popolazioni lucane e in esse quella di Tramutola, alla lotta per l’Unità d’Italia, sono studiosi che non si lasciano suggestionare dalla falsa e nociva retorica che caratterizza la produzione storiografica che vuole la Basilicata sempre attivamente nella lotta contro i Borboni. Nel 1910, quando Potenza celebrò il cinquantenario della “Rivoluzione lucana”, Francesco Saverio Nitti si rifiutò di aderirvi per non avvalorare – tenne a precisare – le “menzogne” e le “falsità” che, “in una retorica cafonesca e volgare“, caratterizzano gli studi e la produzione storiografica sul Risorgimento lucano. Inoltre, dice Tommaso Pedio, in merito alla documentazione pubblicata da Michele Lacava: “non possiamo certo accettare quella documentazione che altera la verità storica e con la quale si è riusciti a creare un alone di patriottismo in individui che, divenuti liberali soltanto nella primavera del 1860, assunsero e mantennero posizione di preminenza nel nuovo regime“.

Necessita porre rimedio e, penso, che l’occasione può essere il 13 agosto 2020, cioè nel centosessantesimo degli eventi tramutolesi. In quella occasione la lapide potrebbe essere sostituita con una targa commemorativa che metta in risalto il ruolo di Tramutola nel risorgimento italiano, avendo proclamato la Municipalità Repubblicana, che fu una generosa utopia travolta dalla forza degli eventi e che nell’ambito delle manifestazioni per i 160 anni dell’Unità d’Italia, viene rivendicata dalla Storia(6). Propongo lavori considerati idonei anche alla risoluzione del problema architettonico, avviando una serie di consultazioni, per mettere a punto una soluzione di restauro. Con il restauro dovrà seguire lo smontaggio della porzione inferiore della lapide.

Parte del luogo dove ora c’è la Piazza, era occupato dalla chiesetta di S. Sofia che durante il terremoto del 1857, cadde e non fu più riedificata. La chiesa di S. Sofia era molto antica, essa è nominata per la prima volta in un documento del 1498.

In un documento successivo del 1550 è detto che la chiesa di S. Sofia è fuori del paese come quelle di S. Giovanni, S. Vito e S. Rocco.

Questa notizia dimostra che, Tramutola nella metà del XVI secolo, fosse ancora molto ristretta ed abbarbicata sulle pendici dei Castelli intorno al letto del ruscello Bussentino.

Nella chiesa di S. Sofia vi era la sede della Confraternita dei Morti, molto antica, istituita principalmente per i funerali dei poveri.

Nei secoli XVI e XVII fu restaurata, abbellita ed arricchita di un campanile e di un orologio pubblico. La Congrega dei Morti, dopo il terremoto del 16 dicembre 1857, si trasferì in S. Giovanni e l’orologio fu spostato sul fabbricato Fusaro, mediante un canone annuo e, poi, nel luogo dove oggi è sistemato, nella torretta sul palazzo del Municipio, già palazzo Falvella. L’orologio fu donato da Raffaele Cardone nell’anno 1907 ed i lavori di posa dell’orologio furono eseguiti dalla fabbrica di orologi da torre di Michelangelo Canonico di Lagonegro e brevettata da S.M. Vittorio Emanuele III(7).

Si deve presumere che la chiesetta di San Sofia non fu ricostruita dopo il terremoto del 1857, per consentire di allargare la Piazza del paese che da Piazza Maggiore (così era chiamata in epoca feudale) divenne Piazza Domenico Guarini, poi Piazza del Littorio e oggi Piazza del Popolo.

 

(1) Cittadini,

con l’intervento di S.E. il Prefetto, del Segretario Federale, degli Onorevoli Sansanelli e Catalani, e di altre autorità, domenica prossima 25 corrente mese, alle ore 10, si inaugurerà la lapide a ricordo dei caduti in Guerra.

Siamo sicuri che voi tutti, indistintamente, parteciperete alla patriottica cerimonia per onorare la memoria dei nostri gloriosi caduti i cui nomi scolpiti nel marmo parleranno alla mente ed ai cuori di tutti: ci diranno che la cruenta conquista della gloria e dei diritti compiuta deve essere conservata ed accresciuta per una sempre più grande fortuna della nostra Patria, personificata da S.M. Vittorio Emanuele III e guidata da S.E. Benito Mussolini.

Col vostro intervento renderete omaggio anche agli illustri ospiti che con la loro presenza renderanno più austera la cerimonia.

Tramutola, 24 settembre 1932 – X.

Il Comitato

 

(2) Eccellenze Reverendissime, Signori,

Anzitutto adempio al gradito dovere di porgerVi il mio più deferente ossequio ed il mio più sentito ringraziamento a nome anche di tutta la cittadinanza da me rappresentata, per aver voluto onorare con la Vostra presenza il nostro Paese in questa fausta ricorrenza del 1° Centenario dei Miracoli qui operati il 17 maggio 1853 dalla SS. Vergine. In tale solenne circostanza si è voluto, dedicare una lapide marmorea alla memoria di S.E. Mons. Don Anselmo Filippo Pecci O.S.B., vanto e gloria del popolo che ne va giustamente fiero e santamente orgoglioso.

Non si poteva, a tal fine, scegliere una circostanza più opportuna, giacchè i solenni festeggiamenti di queste memorande giornate e le opere che resteranno a ricordarli ai posteri, sono dovuti in grandissima parte all’impulso ardente ed entusiastico di S.E. Mons. Pecci, il quale volle chiudere la sua mortale carriera, feconda di ogni opera di bene, con questo ultimo omaggio alla Madonna: alla Sua Madonna, di cui fu sempre ardentissimo devoto. Questa lapide ricorderà ai posteri la grande figura di Mons. Pecci, che qui in paese, indi nel chiostro cavense, poi in un lungo episcopato, nel governo della diocesi di Tricarico e poi delle archidiocesi di Acerenza e Matera, ed infine, ancora una volta, fra le mura della sua millenaria Badia Cavense, ove chiuse santamente i suoi giorni, dette molteplici fulgide prove del suo profondo sapere, della sua non comune cultura, del suo zelo indefesso, del suo instancabile zelo apostolico per la elevazione intellettuale, morale e spirituale delle anime a lui affidate, profondendo a piene mani tutti i tesori della sua anima ardente ed entusiastica. La sua memoria resterà scolpita indelebilmente nel cuore del popolo tramutolese e sarà di sprone alle future generazioni perchè ne imitino la vita gloriosa, ricca di elette virtù e di opere sante. Affido pertanto a voi, o cittadini, questa lapide che, ricordandoci sempre la santa figura di Mons. Pecci ci sia di incitamento per emularne le grandi virtù dedicando, a sua imitazione, la nostra vita alle opere di bene per l’evoluzione nostra e dei nostri fratelli.  

Federico Troccoli Sindaco di Tramutola

 

(3) cfr. mio articolo sul blog: “L’Unità d’Italia e il ruolo di Tramutola”.

(4) cfr. targa posata sulle mura del Municipio di Potenza in memoria dell’insurrezione lucana per l’Unità d’Italia.

(5) cfr. mio articolo sul blog: “Tramutola nel Risorgimento Italiano-La setta Mazziniana di Tramutola”.

(6) cfr. mio articolo sul blog: “I moti contadini e l’insurrezione dell’estate 1860 in Basilicata”.

(7) Regola del manutentore.

Perché l’orologio funzioni inappuntabilmente bene occorre che la macchina sia chiusa nel suo casotto da non penetrarvi polvere o vento, ed ogni otto giorni devesi inoliare con olio puro di oliva lo scappamento e tutti i punti d’appoggio delle ruote, le leve dei martelli e specialmente i loro piani inclinati dove scorrono i pioli delle ruote, la leva di sporto che li conduce, le gramagliere, l’ingranaggio dei caricatori, nonché i centri dei cilindri caricatori, la forcina di attacco del quadrante, e le carrucole e sporti se ve ne sono. Ogni mese debbonsi oliare le punte dei colonnini girevoli dei rocchetti, il gioco delle ruote delle sfere  e mettere almeno quattro volte all’anno l’olio nel collare delle sfere delle ore per mezzo del buco in esso fatto, acciò possa penetrare nell’esterno del quadrante.

Perché la macchina stia sempre pulita, bisogna che ogni qualvolta scorre l’olio sporco si pulisca con una pezzuola bagnata appena nel petrolio.

Quando si da la corda non deve mai lasciarsi il manubrio ad un colpo, ma bisogna accompagnarlo indietro adagio.

Per rimettere all’ora l’orologio bisogna mettere in penitenza la leva d’apertura sul piolo d’appoggio, svitare la vite dell’arpionismo fissando sull’asse del barile del cammino, e dopo averlo rimesso, si riavviti con forza e si svincoli la leva suddetta.

Il pendolo è il regolatore dell’orologio e perciò nel compiere le oscillazioni non dev’essere mai molestato, nè deve toccare in nessun punto. La sua vite registro che trovasi sottoposta serve per farlo avanzare o ritardare; avvitandola l’orologio avanza, svitandola ritarda, e quando raramente occorre fare questa operazione bisogna tenere con una mano il pentolo, in modo che girando la vite non soffra la molla di sospensione.

Le leve che tirano i martelli debbono distare 1/2 centimetro dalla parte superiore della lro spaccatura per facilitare il movimento istantaneo alla leva di sporto. I fili che tirano le campane non debbono attritare (non debbono produrre attrito) lungo il loro percorso e deve essere sempre facile il loro tiraggio acciò la macchina non si arresti nel suonare.

Le campane debbono essere solidamente fissate con le loro molle, ed i martelli debbono appoggiare su esse molle e distare 1/2 centimetro dalle campane acciò i colpi riescano forti e senza tintinnio.

Se per poca pulizia alla macchina, o mancanza, o coagulamento d’olio la suoneria si arresta, sia che le cremagliere incontrano con le lumache o vi passano dietro, e sia perchè la virgola si mette sotto l’ultimo dente della cremagliera delle ore, in questo caso si sviti la vite sopra l’orologio, si smontino le cremagliere, dopo ciò si montino di nuovo le cremagliere, badando di tirare in avanti la leva di sporto avvitando bene il pezzo di sopra.

Michelangelo Canonico

 

Vincenzo Petrocelli