Armando Tita*

Da premettere… sono per la doverosa e solidale accoglienza dei bimbi e delle bimbe, senza se e senza ma. I bimbi PROFUGHI vanno salvaguardati …NON HANNO NAZIONALITA’. Il raid israeliano di qualche giorno fa con centinaia di bambini innocenti uccisi dai disumani bombardamenti israeliani ci inorridiscono, non li comprendiamo, e sono insopportabili per il “Genere Umano”. Comprendere significa unire la riflessione alle emozioni, lasciare che il nostro cruore trasformi le esperienze in quella stupenda “Etica umanitaria” terribilmente calpestata dai regimi autocratici e dittatoriali odierni. L’Etica di Aristotele, quella branca della filosofia che studia la condotta degli esseri umani e i criteri in base ai quali si valutano comportamenti e scelte è ridotta ormai ai minimi termini. Mi sono chiesto dove può arrivare il nostro cinismo, la nostra insensibilità, la nostra indifferenza. Gli autocrati di oggi che parlano di “denazificazione” supportano e giustificano massacri e violenze della peggiore specie accettando ignobilmente e crudelmente la morte di centinaia di migliaia di giovani senza alcuna Pietas umana. A tal proposito dov’è finita la Pietas degli Antichi romani, espressione di misericordia, di devozione e di perdono. Dov’è finita la “filosofia della comprensione e dell’accettazione” verso tutti gli uomini a cominciare dal testamento dell’imperatore Tito e a finire al senso umano della pietas riscoperto nelle canzoni dell’anarchico/anticonformista Fabrizio de André (dal Pescatore alla Città Vecchia , dalla Cattiva Strada a Via del Campo )e nelle opere del grande poeta e filosofo francese Georges Brassens (“Le Bistrot”, in particolare). La Pietas è una Virtù di Relazione. Martedì scorso sono bastati pochi secondi di terrificante scossa tellurica e di incontrollabili vibrazioni per riscoprire solo per qualche minuto , questa meravigliosa “Virtù di Relazioni”, tanto sconosciuta e tanto ignorata in questi ultimi tempi nel nostro occidente edonistico e nella nostra Città di Potenza. C’è un altro senso di pietas che dovremmo riscoprire dopo la terrificante strage dei bambini di Gaza? Noi uomini di buona volontà la conosciamo… si chiama comprensione verso gli altri, Capacità di allungare lo sguardo, di alzare gli occhi dal nostro ombelico e di guardare dentro a chi ci sta vicino e anche chi ci sta lontano, come i veri profughi e i bambini di Gaza. Mi chiedo e ci chiediamo: come e quando potrà finire questo odio secolare tra le “etnie” religiose? Gli appelli di Papa Francesco cadono da sempre nel vuoto. Noi vogliamo credere alla Pietas umana, quella che mostra la sua completezza quando si trasforma da sentimento umano in filosofia sociale fino ad occuparsi del “Bene Comune”. Un’ultima amara constatazione, non ho mai dimenticato quella scena terrificante nel Centro greco di “Accoglienza” di Lesbo, quei bambini siriani lasciati soli all’addiaccio, spauriti, piangenti, con quegli occhioni luccicanti che imploravano pietà, solidarietà e cure.  Lo stesso dicasi per i bambini curdi e afgani lasciati al freddo nei boschi della Polonia e per le decine di migliaia di bambini ucraini “deportati” in Russia. Immagino se ci fosse stata la stessa scena in Italia e in Europa in presenza di gattini e cagnolini…ci sarebbe stata la ressa sui social per accogliere i felini e gli amati barboncini . Per venire incontro alle bambine e ai bambini palestinesi di Gaza, Nulla si è mosso, tutto tace nelle istituzione europee troppo impegnate nel “Riarmo”. Avrei preferito un “Ordine del Giorno” del Parlamento Europeo sui Bambini innocenti, vittime di questi deliri bellicisti. Da decenni stiamo assistendo a fenomeni degenerativi sull’accoglienza dei migranti. Il “buonismo” ipocrita italiano ha legittimato di fatto l’apartheid con “stupende” BIDONVILLE/BARACCOPOLI e degrado assoluto delle periferie meridionali. (vedi Rosarno, San Ferdinando di Puglia, Piana del Sele, il Nostro Alto Bradano, Vittoria, Campobello di Mazara ecc.). Oggi lo stesso buonismo ipocrita lancia strali contro il “Centro Migranti Albanese” perseverando ipocritamente e continuando ad ignorare il totale degrado delle surrichiamate Bidonville/Baraccopoli . Da una parte questi ragazzi richiedenti asilo che “ciondolano” da secoli  sulle  panchine senza il supporto di alcun progetto di inclusione e di solidarietà, dall’altra il “Sistema” di accoglienza che non conosce crisi. Ne abbiamo parlato in altri articoli su Talenti lucani. Ho sempre ammirato i Progetti sull’immigrazione, ricercati e studiati a suo tempo da Nino Calice e dal suo Staff. “Progetto Immigrati” trasformato in un bel Volume: “Immigrare in Italia, il Caso Basilicata” ( Biblioteca- Centro Annali -1995) che ha  conseguito, fra l’altro, il Premio Basilicata 1995(ex aequo con il Prof. Antonio Lerra), per la Saggistica. Languono da secoli le Conferenze Regionali sull’Immigrazione che riproponevano il tema degli stagionali. Non ho mai dimenticato i seri reportage sul Quotidiano della Basilicata per la morte di un ragazzo ventenne gambiano. Un ragazzo morto nei nostri campi di Palazzo S. G. stremato dalle fatiche per la raccolta del pomodoro. E’ arrivato il momento , lo ripeto, fino alla noia, di creare un vero percorso formativo serio che abbia a cuore la rivitalizzazione dei nostri piccoli Comuni con progetti legalizzati e trasparenti, finalizzati alla vera occupazione e finanziati dal Fondo Sociale Europeo. Il Progetto legalizzato, finalizzato e finanziato dal Fondo Sociale Europeo può creare il vero approccio sistemico di integrazione uscendo dall’improvvisazione, dal velleitarismo e dall’illegalità, senza alcun protagonismo mediatico. Progetti europei che possono creare la rivitalizzazione dei nostri Centri Storici supportati dal “Bilancio Sociale di Area”, strumento di Piano, caduto in disuso da tempo immemore ma propedeutico alle serie aperture “mediterranee” del cosiddetto “Piano Mattei”.  Solo così , con un processo lungo di progettazione calibrata si esce dall’approssimazione e dall’assistenzialismo fine a se stesso. Solo, in questo modo, si potranno garantire aggregazioni ed unitarietà, nemiche assolute dei pregiudizi e delle esclusioni sociali.
*Sociologo e saggista