Giovanni Benedetto

Anche la radio fa vedere la sua faccia, non si accontenta più della sua suadente voce e di tutto il mistero che si nasconde dietro: l’immaginazione, la curiosità, i volti e l’ espressioni che mutano  al mutare del sonoro, suscitano tanta curiosità nei radioascoltatori  al punto che ognuno si crea un dipinto diverso di ciò che anima il misterioso studio. La radio è stato il primo mezzo di comunicazione di massa  in Italia ed è trascorso un secolo dalla sua nascita.
Anche con l’avvento nel 1954 della sorella maggiore televisione ha conservato il suo fascino, il suo interesse, la sua utilità.
I programmi trasmessi hanno sempre catturato una buona fascia di pubblico, sopratutto quello in movimento e non solo.
Programmi musicali, programmi leggeri, sportivi ma anche quelli più impegnativi: culturali, scientifici e tematici  hanno sempre tenuto incollate le orecchie di milioni di appassionati.
Il pullulare delle radio private negli anni 70 ha fatto il resto: un fenomeno prettamente giovanile che intorno alle radio private ha accresciuto il senso dell’appartenenza con i programmi musicali, l’informazione di prossimità,  la scoperta e la promozione di realtà sociali locali.
Con l’avvento della tecnica digitale e della sua invasiva tecnologia si sono decuplicati i contenuti audio e video su molte piattaforme; le più comuni e diffuse sono quelle utilizzate dagli smartphone, tablet e personal computer.
I video trasmessi dalla piattaforma di YouTube  , le dirette audio video sulla piattaforma facebook o  i collegamenti via Skype tra più utenti simultaneamente ne sono un esempio.
Siamo passati dai tempi in cui il video e l’audio era maneggiato da poche persone esperte al fai da te, a oggi, quando ciascun utente può crearsi il proprio filmato e condividerlo con chi vuole o collegarsi in diretta con qualsiasi angolo del mondo.
La radio nell’era della digitalizzazione spinta vuole cambiare look  anch’essa e scoprirsi ai suoi radioascoltatori trasmettendo contenuti video .
È un fenomeno nuovo perché siamo agli inizi  e si sta formando già una scuola di pensiero secondo la quale anche la radio ha bisogno d’immagini.
La tecnologia le va incontro perché  nel canale web allo streaming audio sono associati byte di contenuti video che viaggiano con un bitrate basso e quindi video poco adatti ai grandi schermi televisivi, nonostante già in molti parlino impropriamente di trasmissione tv o di televisione.
Attenzione a non confonderla con la televisione convenzionale  che
in Italia viene trasmessa su tre piattaforme: satellitare, terrestre o in via limitata, via cavo o fibra ottica.
Gli standard vengono stabiliti e concordati in sede di comitati scientifici europei a cui tutte le aziende radiotelevisive nazionali si adeguano.
Rimangono pur sempre due realtà rigorosamente  separate  la confusione e’ alimentata da in linguaggio tecnico non adeguato perché non riesce a stare al passo con una tecnologia che continua ad essere sempre in avanzamento.