La ragione vigila, attentissima.
Come un soldato di guardia sulle mura del castello, instancabile, va avanti e indietro, di giorno e di notte. Mette cavalli di Frisia di filo spinato, sorveglia ogni movimento, colloca e testa sistemi di allarme a infrarossi. Sensibilissimi a qualunque precondizione anche solo potenzialmente pericolosa.
Un pomeriggio di domenica che piove.
Una notte d’estate, che torni a casa tardi un po’ brilla, si sentono i grilli e si vede la luce della luna.
Una particolare notifica di whatsapp, in mezzo alla folla. Viaggi in auto su strade tranquille al tramonto, che consentono pensieri lunghi.

La ragione stronca qualunque tentativo di intrusione nelle mura del castello. Difende.

La ragione decide anche – deliberatamente – azioni di guerra, blitz armati per spezzare l’incantesimo e disperdere con il ghiaccio qualunque tepore della nostalgia. Acciaio freddo, affilato, che entra nelle viscere e le spegne, le chiude, le cauterizza e costringe a ragionare con gli occhi ben aperti.
Mettere nel lettore un cd durante un viaggio e ascoltarlo tutto, a crudo, piú volte di seguito, fino a che non perde tutta la sua magia, fino a che non evoca piú nulla, é musica uguale a tanta altra musica.
Andare al mare, ripercorrendo tutti i passi, tutti i pensieri, tutti i prima e tutti i dopo. Tornarci cosí tante volte che alla fine le orme si cancellano, i castelli di sabbia franano e vengono sommersi dalle onde. La spiaggia torna liscia per sempre.

La ragione ragiona, incessantemente. Mette in fila fatti, li confronta, li soppesa, con benefica crudeltá. Approfitta della distanza, dell’assenza, del calo di temperatura, della dissipazione del fumo per arrivare a conclusioni. Ragionevoli. Dolorose. Perché raccontano, con pacatezza e a voce bassa ma senza possibilitá di replica, di impossibilitá. Non contano contesti, persone, presenze ed assenze. Era impossibile. Non sarebbe mai potuto essere. Un pesce e una farfalla. Acqua e olio.

In fondo allo stomaco, un nucleo piccolissimo, pulsante, morbido, bollente, un grumo di lava, urla. Torturato da tanta fredda sensata coerente ragione, urla. A volume sempre piú basso, ormai é un mormorio appena udibile. Invoca, bestemmia, chiama. Un sibilo. Presto tacerá.