Favoletta edificante

di Teri Volini

C’era una volta una ranocchietta verde che viveva nel profondo d’un pozzo e credeva che quel suo piccolo mondo fosse IL Mondo: era ciò che le avevano insegnato sua madre Rana e suo padre Rospo, che a loro volta avevano ereditato tali certezze dai loro avi e dalle loro ave: era antichissima la loro famiglia, quella degli Anuri.

Nelle notti di luna piena, la piccola rana non alzava i suoi grandi occhi tondi verso il cielo, dove il disco tralucente splendeva solenne, ma gracidava felice rivolta verso il suo riflesso nell’acqua del pozzo: e ne traeva piacere.

La piccola era felice di abitare in un posto così tranquillo, al sicuro, con la sua famigliola: solo di tanto in tanto provava un diffuso malessere, un inconfessato desiderio, una silenziosa tentazione, che la spingeva a sollevare in alto la flessuosa testolina, verso il cerchio dell’apertura, lassù, nella luce: era questione di un momento, poi tornava alla sua beneamata normalità.

Una volta – forse era il dna che la spingeva nel ricordo dei suoi antenati Salienti* – aveva provato a scalare le umide pareti di pietra, e di saltare oltre l’imboccatura: così, giusto per vedere cosa ci fosse in quell’ignoto non – mondo: ma, fatto un primo balzello, aveva subito rinunciato.

Oltretutto – rimuginava tra sé e sé – sarebbe una grande fatica
ed anche un’esperienza pericolosa! E se fosse scivolata!? Sarebbe caduta giù: ma chi glielo faceva fare?
Aveva già tanto, e anche le stelle, nelle notti d’agosto, erano proprio alla sua portata: poteva quasi toccarle, ignorando che erano solo un riflesso ammiccante e un inganno dei lontanissimi astri.

Ecco, quanti di noi sono quella rana? Viviamo in un mondo alla rovescia e crediamo che sia quello giusto, l’unico reale. Sembriamo non sentire il bisogno d’altro, neanche la curiosità d’una visione nuova, diversa da quella inculcataci dall’educazione ricevuta, resa totalizzante e confermata dalla cultura di volta in volta dominante.
Lo sfizio d’una visione scelta da noi, con idee originali, formatesi pian piano insieme a verità progressive, faticosamente costruite o gioiosamente ritrovate. D’un mondo autentico, dove la realtà delle cose non sia un riverbero, seppure piacevole e rassicurante, e nel quale possiamo esser grati a chiunque abbia contribuito alla nostra evoluzione, lanciandoci, in quel Pozzo dove eravamo, una Fune salvifica da cui ripartire.

*Salienti (che saltano)