Donato Marchisiello

L’evoluzione tecnica come panacea per ogni male, seppur il medicamento in questo caso non ha le forme rotondeggianti di una pillola o non incute il timore “reverenziale” di un ago. Ecco, parliamo proprio di questi ultimi: chi ha dovuto, purtroppo, affrontare traversie ospedaliere di diverso tipo e sorta, prima o dopo, ha dovuto fare i conti con punture d’ogni sorta, tra prelievi e somministrazioni. E se un adulto affronta le traversie medicali anche solo con un po’ d’ansia, la situazione diviene drammaticamente più complicata se i pazienti, tristemente, sono bambini. Ed è infatti oggetto di ampia documentazione medico-scientifica che, ad esempio, l’installazione di un qualsivoglia catetere intravenoso, possa provocare in modo quasi diretto paura e ansia nei piccoli. Ebbene, come detto in incipit, una inattesa soluzione sembrerebbe esser la realtà virtuale: così come riporta Science Daily, una ricerca condotta negli Stati Uniti avrebbe dimostrato l’enorme potere che lo strumento, da decadi relegato a mero “oggetto di nicchia” per appassionati di tecnologia e videogames, avrebbe nel tamponare i citati effetti collaterali di stampo psicologico nei bambini. In modo particolare, per circa vent’anni Jeffrey Gold, dottore e ricercatore del “Saban Research Institute of Children’s Hospital” di Los Angeles, ha effettivamente ricercato sul campo gli effetti che la realtà virtuale ha nei bambini costretti loro malgrado a sostenere pratiche medicali che trasmettano loro paura, dolore e ansia. Un risultato fenomenale che, addirittura, così come ha sottolineato il ricercatore a Science Daily, molti bambini «nemmeno si accorgono del prelievo di sangue in corso». Un risultato che, naturalmente, apre la strada a tantissime altre applicazioni anche extra ospedaliere: «L’obiettivo – ha sottolineato Gold a Science Daily – è naturalmente quello di far sentire i nostri piccoli pazienti sicuri. E la realtà virtuale consente un’esperienza ospedaliera molto meno traumatica rispetto all’ordinario, quando spesso i bambini scoppiano in lacrime o, addirittura, vengono assaliti da veri e propri attacchi di panico». Ma in cosa è consistita la ricerca del dottor Gold? La sua più recente pubblicazione ha visto due gruppi di pazienti sottoposti ad un classico prelievo intravenoso. Al primo gruppo, è stata data la possibilità di affrontare un piccolo gioco in realtà virtuale. Al secondo gruppo, invece, sono state applicate metodologie di “distrazione” classiche con l’aggiunta di creme anestetizzanti per alleviare il dolore. Il risultato? Il primo gruppo ha mostrato segni nettamente inferiori di ansia e dolore. Ma le notizie sugli effetti positivi della realtà virtuale, sono giunte anche direttamente dai pazienti e, al contempo, da professionisti sanitari che hanno partecipato all’esperimento. «In questo frangente – ha specificato Gold a Science Daily – uno stato di forte stress può produrre un restringimento delle vene. Per questo, è molto meglio che il paziente, specialmente se in tenera età, sia rilassato. Per noi è ovviamente importantissimo offrire una routine ospedaliera quanto più indolore possibile, specialmente per i bambini. E instillare calma e relax ad un bambino, significa per lui affrontare l’ipotetico trattamento ospedaliero con più positività andando, addirittura, a migliorare in teoria l’efficacia delle cure a cui deve sottoporsi» ha concluso Gold.