Siamo al giro di boa della legislatura regionale ma si può dire che la gara non sia mai cominciata con una barca quasi in secca, senza un alito di vento e con un equipaggio alle prime armi che grida molto , si agita e si muove disordinatamente, in una cacofonia di voci che contrastano vistosamente con il silenzio del comandante. Ormai si è capito che con questa maggioranza non si va da nessuna parte  e c’è solo da sperare che riesca a finire la gara, giusto per poter dire di avervi partecipato. Dispiace dirlo ma solo ora dopo due anni e mezzo  si mette mano a quello che dovevano essere le operazioni di partenza:  l’organizzazione della macchina, la sistemazione dei precari, il concorso dei dirigenti, la individuazione di una rotta col piano strategico regionale.  Normalmente in ogni cambio di equipaggio ci si impiega tre mesi per mettersi in assetto di navigazione. Qui  ci hanno messo mezza legislatura e ancora non hanno trovato gli automatismi giusti. E’ vero che quelli che se ne sono andati gli hanno lasciato una barca sfasciata, mezza sfondata dal punto di vista finanziario , ma chi sperava nella competenza per rimetterla in piedi anche in corso di navigazione è rimasto deluso, perché al di là di qualche elemento  l’impressione generale è di  un equipaggio inadeguato oltre che inesperto. E dunque a metà navigazione si può immaginare che  questa barca  non riuscirà a entrare in porto vittoriosa e che anzi la delusione di chi l’ha voluta e sostenuta  rischia di essere tanta, al punto da rendere perfino accettabile il ricordo di esperienza passate, pure finite male ma che avevano suscitato entusiasmo e passione. E poiché siamo al giro di boa e si fa sempre più vicina la possibilità di una sconfitta, c’è chi all’interno della barca incomincia a programmare un cambio di equipaggio, con la sostituzione di  qualche componente  dimostratosi chiaramente inadeguato e l’ingaggio di forze nuove in grado comunque di portare un po’ più di esperienza. Operazione che potrebbe riuscire ad una sola condizione: che si faccia in quattro e quattr’otto, senza discussione e senza tentennamenti, in nome dell’emergenza  che tutti riconoscono e della responsabilità di un comandante a prendere decisioni nell’interesse generale. Fuori di questa unica possibilità di imbarcare competenze, anche esterne , per dare forza e vitalità ad una plancia di comando, c’è il rischio di un insuccesso storico di una prima esperienza che diventa anche l’ultima. Rocco Rosa