Non si può non accogliere con piacere la notizia data all’assessore Leone  che all’Asm di Matera arriveranno una ottantina di infermieri, dei quali 52 subito e 30  con il piano assunzioni 2021/ 2023. Tra quelli che arriveranno tra qualche settimana ci sono molti infermieri emigrati al Nord e che fruiranno della procedura di mobilità.  Un ritorno che fa bene al sistema sanitario lucano, alle famiglie e al futuro di questa regione perchè generalmente sono professionisti esperti, molti di questi sono giovani e ,cosa non di poco conto, portano una mentalità di lavoro che fa bene al sistema sanitario lucano e meridionale. Quando diciamo che il potenziamento della sanità lucana prima di passare attraverso le strutture fisiche passa attraverso il potenziamento della risorsa umana ,è  solo la constatazione che negli ultimi decenni si sono depauperati gli organici del Sud, sia perchè medici ed infermieri hanno trovato braccia aperte altrove, sia perchè una assurda austerity si è scaricata per anni sulle assunzioni, il cui divieto , di fronte alle emergenze, ha finito col creare una massa di precari, mai messi in grado di organizzare il proprio futuro lavorativo e familiare, vista la perenne condizione di provvisorietà nel lavoro. Invertire la direzione di marcia e puntare a potenziare l’organico degli ospedali e della medicina del territorio è la ricetta migliore, soprattutto se accompagnata dalla volontà di fermare in Basilicata le persone più valide attraverso selezioni che privilegiano il merito. Parliamoci chiaro. scontiamo nel sud un sistema nel quale, anche in campo sanitario, cioè in un servizio importante per la salute umana, si è cercato di privilegiare gli interessi di parte rispetto agli interessi di tutti. Tutti sanno però che a fare la differenza tra ricoverarsi in regione e emigrare per salute in altre regioni, non è il confort logistico ma il valore degli operatori sanitari e la qualità globale dell’assistenza. E dunque, se si imbocca la strada dell’eliminazione della precarietà e della ricerca di vere professionalità, il sistema non può che migliorare . E però è anche arrivata l’ora di aumentare il livello di produttività delle strutture sanitarie, con l’eliminazione delle liste d’attesa, con la creazione di filtri territoriali, con la organizzazione zonale dei servizi di diagnosi.  E’ arrivato il momento di alzare il livello del confronto con Roma e chiedere al ministro Speranza se vuole veramente passare come colui che ha cambiato la sanità in Italia ed al Sud. Dalla povertà di mezzi che gli hanno messo a disposizione, ben 9 miliardi rispetto ai 36 richiesti, forse non arrivano segnali incoraggianti. La solita mano corta verso il mezzogionro del paese. Fortuna che il tema dello squilibrio di spesa nei servizi è esploso con evidenza e nessuno può far finta di niente. Rocco Rosa