RICCARDO ACHILLI economista
Negli scorsi articoli, ho provato a delineare proposte economiche di tipo emergenziale per limitare l’impatto economico e sociale della crisi da coronavirus sulla Basilicata, di fatto proponendo un pacchetto di misure anticicliche di urgenza, per imprese e famiglie, ottenuto riprogrammando i fondi ancora non impegnati a valere sul ciclo 2014-2020 (i fondi non impegnati del FESR e del FSE, nonché quelli non impegnati del FSC).
Ora, però, sarà necessario buttare uno sguardo più lungo sul futuro, in modo da riprendere il filo dello sviluppo del territorio. La Basilicata, insieme ad altre regioni del Sud, avrà il privilegio di ripartire con una situazione sanitaria complessiva molto buona, se confrontata con il resto del Paese, e potrà, quindi, essere in una posizione favorita per attrarre flussi di persone e investimenti in condizioni sanitarie più sicure.
Al contempo, quello che si apre per il post-coronavirus sarà a tutti gli effetti un nuovo mondo, e, quindi i settori-driver dello sviluppo cui si pensava prima dell’emergenza sanitaria dovranno essere riprogettati. Sarà possibile inserire, in pacchetti localizzativi destinati a nuovi investitori, anche la variabile-virus, così ben contenuto dalla regione, come elemento di competitività del territorio. Rivolgendosi a settori che, già da ora, sono in controtendenza perché favoriti dalla pandemia, ed in particolare puntare ad attrarre:
- Imprese del settore farmaceutico, biomedicale e delle attrezzature sanitarie ed igieniche. Dal sito della Nielsen appare che, dall’inizio della pandemia ad oggi, le aziende di produzione di guanti hanno accresciuto del 163% il fatturato, quelle di detergenti per superfici sono cresciute del 36%, quelle di saponi del 57%. Ma, passata la fase emergenziale delle chiusure, in previsione di un mondo che rimarrà a lungo fragile ed esposto a possibili nuove epidemie, e di un riorientamento strategico delle risorse pubbliche nazionali ed europee a favore del settore sanitario che durerà per anni, a crescere saranno le grandi corporazioni farmaceutiche, ma anche le piccole e medie imprese che operano nel settore del biotech medicale, rispetto alle quali sarebbe possibile immaginare una sorta di distretto biotecnologico, agganciato a qualche realtà già operante nella Valbasento, e quelle che si occupano di igiene e sanificazione;
- Imprese agroindustriali, stante la necessità di rilocalizzare tale filiera, per “accorciarla” dal punto di vista geografico, avvicinandola maggiormente ai consumatori, in previsione di possibili nuove, future, epidemie, che metterebbero nuovamente in difficoltà i sistemi logistici troppo lunghi che sono stati danneggiati dall’attuale situazione sanitaria;
- Imprese dell’Ict, dei servizi on line, dell’e commerce e della logistica on line, che, sfruttando la crisi sanitaria, hanno conquistato nuove quote di mercato ed hanno, in parte, cambiato a proprio favore i gusti e le tendenze dei consumatori in modo strutturale e quindi durevole, anche oltre la presente emergenza. Anche in questo caso, un cluster di PMI in tale settore sarebbe immaginabile;
- PMI operanti nella componentistica per la produzione di energia rinnovabile. I legami scientifici che stanno emergendo fra morbilità da coronavirus ed inquinamento da particolato, a sua volta legato a sistemi di produzione ed utilizzo di energia inefficienti, rilanceranno il tema nell’agenda politica pubblica nei prossimi anni. Tale considerazione rafforza il vecchio progetto di costituzione di un cluster energetico nella Val d’Agri. Anche perché Rifkin ci dice che proprio gli effetti della pandemia accelereranno, in futuro, la costituzione di comunità locali di autoproduzione e vendita in filiera breve di energia, come risposta “difensiva” dei territori al rischio che nuovi eventi catastrofici possano influire negativamente sulla fornitura di energia dalle reti lunghe tradizionali, e ciò porta in primo piano anche il settore delle smart grid.
Una parola, infine, su due pilastri dell’economia lucana, ovvero l’automotive ed il turismo. E’ del tutto illusorio pensare che la gravissima contrazione del mercato di veicoli nuovi (si parla di un calo delle nuove immatricolazioni che supera il 50% in tutta Europa) non avrà ripercussioni sui
programmi di investimento e sviluppo del sito SATA di Melfi formulati prima della crisi. Ciò rilancia l’esigenza di un dialogo con l’azienda per insediare in Basilicata un centro di ricerca e delle facilities per lo sviluppo di nuove motorizzazioni, dall’ibrido, all’elettrico, senza dimenticare l’idrogeno, puntando a fare di Melfi lo stabilimento del futuro.
Quanto al turismo, è necessario non disperdere il grande lavoro di promozione fatto con l’evento di Matera 2019. Occorrerà puntare a pacchetti di attrazione mirati a veicolare anche l’immagine di una regione “sicura” dal punto di vista sanitario, ma soprattutto puntare su un segmento di mercato sinora del tutto minoritario, ovvero quello cinese. La Cina sarà il Paese che uscirà meglio, sotto il profilo economico, dalla pandemia, e sarà ancora più in grado di esercitare un ruolo di volano della crescita globale, quando Usa ed Europa saranno ancora alle prese con le conseguenze recessive del coronavirus. Gli sforzi di promozione turistica del territorio andranno orientati con priorità sul bacino turistico della Cina, e questo implicherà anche uno studio preliminare approfondito di quel mercato. I legami di filiera fra ricettività, ristorazione, artigianato tipico, agroalimentare di qualità e territoriale andranno rafforzati, per consentire alla ricettività di venire in soccorso agli altri settori, in grave crisi. Ciò si potrà fare attraverso pacchetti turistici all inclusive, che proporranno ai visitatori una esperienza di conoscenza del territorio totale. Ovviamente, bisognerà investire ulteriormente sull’accessibilità, uno dei nodi strutturali che vincolano lo sviluppo turistico lucano. Ciò che non è stato fatto negli anni precedenti a Matera 2019, come la raggiungibilità ferroviaria della città, la ristrutturazione e riapertura completa della Basentana, il completamento della Potenza-Melfi (per favorire il raggiungimento di un altro polo turistico di grande interesse, come quello del Vulture) ed il rilancio delle FAL andrà fatto. L’attuale riforma del sistema di trasporti pubblici andrà sottoposta a valutazione per verificarne l’utilità non solo per il trasporto locale, ma anche per quello turistico. Ed infine, gli accordi già in essere con il porto di Taranto per farne l’hub crocieristico di riferimento per Matera ed il Metapontino andranno rafforzati, potenziati e sviluppati in termini di attrazione di compagnie armatoriali interessate ad itinerari turistici che entrino nel territorio lucano, anche favorendo servizi di trasporto pubblico specifici fra Matera e porto di Taranto.
