BY ROCCO ROSA
La storia è vecchia e i comportamenti restano perfettamente uguali nel tempo. L’Asm di Matera non si smentisce, anche se passa da Maroscia a Quinto, cioè 10 anni di gestione della sanità materana. I privati del settore sono la bandiera che questi manager espongono ogni qualvolta c’è da celebrare un risparmio . Eppure, questi ultimi, sono ridotti a una riserva indiana, indecisi se eclissarsi completamente o resistere. Siamo passati al 2,4 per cento della spesa sanitaria regionale lucana , contro regioni che la sanità privata l’hanno portato ad oltre il 40 per cento e che l’hanno fatta crescere in direzione della qualità e della specificità delle prestazioni. Due su tre strutture super specializzate per malattie tumorali sono private. Al Nord la cosa funziona, pur con alcune indecenze messe a nudo dalla cronaca.- Al Sud è cosa diversa e si va dagli sprechi della Campania al braccino corto della Basilicata. Diciamo le cose come sono: Sarebbe encomiabile questo accanimento se si potesse dimostrare che lo spreco arriva da lì e non farne un vessillo per chi lo spreco non sa dov’è o lo sa e non sa combatterlo. La sanità privata dovrebbe essere complementare a quella pubblica , oppure sostituirla nelle zone di disagio , oppure integrarla per prestazioni che al pubblico costano molto di più che al privato Ergo, ci vorrebbe un lavoro che vada a rilevare quanto una prestazione pubblica costa più di quella privata, a parità di qualità, e quindi se conviene per un manager fare la scelta tra pubblico e privato, e, se del caso, con quali garanzie o meccanismi di controllo valutare la cessione di servizi. Invece no, il pubblico non si tocca, con tutte le sue deficienze, i suoi ritardi, i suoi costi. E botte al privato. Che poi sono botte al cittadino che per una prestazione si vede segnare sul diario settembre 2017. No, così non va. Certi manager dovrebbero portare i conti della loro inguaribile fiducia nel pubblico, costi quel che costi.
