Il consigliere regionale Napoli attacca la Franconi per aver disatteso la direttiva europea sull’orario di lavoro nella sanità e parla di un altro scivolone del Dipartimento regionale alla salute. Tra i tanti motivi per cui si dovrebbe strigliare il Dipartimento ( aumento dell’emigrazione,aumento dei farmaci, incertezze nella riorganizzazione dei presidii, inadeguatezza a fronteggiare il protagonismo dei DG che sembrano ignorare il ruolo del Dipartimento) questa è la questione in cui la Franconi ha meno colpe ed anzi è pienamente giustificata . Si ignorano due circostanze che hanno obbligato quasi tutte le regioni a prendere tempo : la prima è che è mancata una legge nazionale che disciplinasse i casi in cui si può ricorrere a superare l’orario massimo giornaliero, la seconda la norma nazionale con cui si limitavano le assunzioni per gli anni 2015 e 2016. Solo adesso la questione è stata sbloccata, almeno per quanto riguarda le assunzioni e le Regioni stanno provvedendo a questa nuova imbarcata di operatori medici ed infermieristici necessaria per rientrare nei livelli europei di durata giornaliera del lavoro. La Basilicata è vero è andata un po’ oltre quello che hanno fatto le altre regioni e si è concessa un anno di tempo, cosa che ha fatto appellare il governo alla Consulta e ha provocato l’intervento ad Regionem della Commissione europea, per cui oggi si profila una possibile procedura di infrazione. Ma il tema vero è che i soldi mancano, i conti non tornano e la sanità non sta andando verso un modello efficiente e funzionale, al punto che ci si chiede che cosa si aspetti a incidere col bisturi sulle storture del sistema. Che si chiamano inadeguatezza delle reti, e abbassamento della qualità delle prestazioni, con le eccellenze che si sono ridotte a contarsi sulle dita di una mano. Forse è arivato il momento di fare una sola azienda sanitaria ed una sola azienda ospedaliera che tiene insieme tutti i nosocomi regionali. Ma anche questo, che pure è un modo drastico di razionalizzare e di avere una visione unica dei problemi, rischia di incidere poco o niente se non si introduce un robusto criterio di selezione meritocratica che immette nei reparti medici superbravi e supepreparati. Meno primari, meno coordinatori, accorpamento dei reparti e più medici operai giovani e capaci. Si mettano a fronTe i dati dell’emigrazione sanitaria e si vada ad incidere nei settori dove si riscontra l’esodo, perchè se la gente va fuori non è per un vezzo o perchè ha soldi da spendere ma perchè non trova le risposte giuste qui in Basilicata. Si era riusciti a contenere il fenomeno intorno ai 27 milioni. Oggi si rischia di raddoppiare l’esborso verso altre regioni. Continuando così, la falla diventa ingestibile, perchè Pittella ha detto chiaramente che il borsellino delle rojalties si è drammaticamente assottigliato. rocco rosa
LA SANITA’ LUCANA PERDE QUALITA’
