Come era ampiamente previsto, a Bersani e compagni un accordo o un’Alleanza con Renzi non interessa minimamente. E neanche un accordo tecnico di desistenza che poteva evitare forse la perdita, da entrambi i fronti, di una quarantina di collegi. Ma proprio questo rifiuto a gestire tecnicamente il modo per non farsi troppo male, la dice lunga sulle vere intenzioni di Art.1 e Mdp: ridimensionare con tutti i mezzi possibili la leadership renziana facendone lo sconfitto dentro e fuori il partito e sperando di innescare così la resa dei conti finale. Perché per certi comunisti la partita non finisce se l’avversario non è a terra, possibilmente  in grado di non rialzarsi più.  Questo diniego tra l’altro è pagato dal solo Pd che nei collegi si ritrova a duellare con competitori a destra e a sinistra, ben sapendo che quelli di sinistra saranno quelli più insidiosi perché contendono lo stesso terreno e hanno argomenti in più per trasformare una vicenda interna in una vicenda politica su chi è l’autentico interprete del centro sinistra. Oltretutto, siccome puntano tutto sul proporzionale dove la nomenclatura è al sicuro, hanno tutto l’interesse a coprire tutti i collegi possibili per portare acqua al mulino dei capi. Due condizioni restano a Renzi per arginare questo processo di erosione: a) combattere con gli stessi mezzi la nomenclatura di sinistra facendo capire che sono stati il vero freno ad una politica che è riformista e moderata e che finora ha avuto successo nonostante le resistenze e gli ostracismi interni, b) delineare una identità di partito che riscopre l’elettorato centrista e riformista , recupera i valori cattolici della solidarietà, della mediazione e rifiuta alleanza con le ali estreme. Da questo lato può uscire il futuro che non è dato da un accordo tra Renzi e Berlusconi  ma da un processo di amalgama di un corpo centrale del Paese oggi variamente colorato, e che va dalle migliori esperienze civiche alla esperienza di conduzione milanese, aspettando di essere rappresentato da un volto che sia convincente per tutti, come lo è stato nella vicenda dell’elezione di Mattarella. Realizzare l’unità interna, ora che ogni tentativo di riaprire il dialogo a sinistra è fallito, è essenziale per presentare un partito con le idee chiare e con un volto nuovo all’appuntamento elettorale. Per quanto riguarda la sinistra, io non sarei così sicuro che la scelta di isolamento sia vincente. L’Italia ha già dimostrato che non ama i voti a perdere . rocco rosa