“L’ascensore di collegamento tra vico Campanile e via Madonna delle Virtù non dovrà essere realizzatro, considerato il notevole dislivello da superare, valutato che collegherebbe due aree ( piazza Duomo e via madonna delle Virtù) già raggiungibili mediante la normale rete stradale esistente, ritenuto che la esecuzione richiederebbe un intervento massiccio nella fragile struttura calcarenitica della zona , sia come scavo verticale che orizzontale, e la creazione di nuovi volumi sia a monte che a valle” L’italiano non ne esce benissimo, ma quanto alla chiarezza, questo passaggio del Soprintendente alle Belle Arti e al Paesaggio della Basilicata è ineccepibile, definitivo e mette fine, lo si spera, ad un lungo braccio di ferro tra l’Amministrazione comunale e l’Associazione Ambiente e legalità sulla opportunità dell’opera.  La lettera poi affronta altre problematiche importanti  come i percorsi agevolati e i lavori che si possono fare al Museo demoetnoantropologico  emettendo prescrizioni dettagliate sul tipo dei lavori, sulla salvaguardia di tutti gli elementi lapidei esistenti, dai portali ai cornicioni, ai gradini). Insomma una lettera che, in chiave di rapporti tra la Soprintendenza e il Comune di Matera,segna una decisa inversione di rotta rispetto al passato e ripristina una sana diffidenza dell’organo di tutela nei confronti degli uffici comunali. Non è una bella pagina  per Matera, al di là di chi vince e chi perde. Sono personalmente convinto che quando i cittadini organizzati arrivano a fare la guerra  con  le carte bollate, lo sconfitto  è sempre il pubblico perché non sa ascoltare, non sa mediare tra esigenze diverse, , manifesta arroganza e va avanti come …una ruspa. Che poi gli stessi si lamentino quando a casa loro bussa la Corte dei Conti, è semplicemente il prodotto della stessa arroganza di funzionario pubblico che pensa sempre di essere al di sopra di tutto e di tutti e che, pur di averla vinta, è capace di giocare con le carte per anni. E’ una storia che fa bene raccontare perché aiuta a salire, più di un ascensore. (FOTO COMITATO NO OIL PZ)