Le nomine che sono sul tavolo della Giunta regionale , frutto di intese tra i partiti della maggioranza, vanno tutte nella direzione della fiduciarietà assoluta, con eccessi che arrivano alla prossimità familiare. L’elemento comune è costituito dal pagamento delle cambiali politiche verso coloro che, più vicini ai leader dei partiti, hanno contribuito, o direttamente , entrando nelle liste, o indirettamente, dando il supporto elettorale , al successo dei partiti. Tutto normale e molto di deja vu, se non fosse che il tutto cozza vistosamente con le promesse fatte da Bardi già all’inizio della sua esperienza istituzionale, di introdurre il merito nella scelta degli uomini chiamati a guidare gli organismi e gli enti di derivazione regionale.  E’ talmente evidente il ripiegamento sull’apparato partitico che si fa fatica a trovare qualcuno preso dalla società lucana per la propria capacità di portare un valore aggiunto in un ente, sulla base di professionalità propria. Emergono ripescaggi di ex consiglieri , promozione di consiglieri comunali, riconferme di persone che hanno saputo portare il gioco di squadra negli organismi chiamati a guidare: il tutto senza il minimo riferimento alla redditività o meno del mandato affidato, al risultato aziendale , alle cose fatte.Colpisce anche l’arroganza con cui i partiti più forti hanno ignorato l’apporto delle piccole forze, un  omaggio alla fiaba del leone e dell’agnello. Dire che queste cose segnano un peggioramento della politica, sarebbe ingiusto. Queste prassi vengono da lontano e riguardano tutti i partiti e tutti i leaders. E’ solo che nessuno aveva fatto della meritocrazia una bandiera per discostarsi dal passato come è accaduto per Bardi che ha cavalcato per mesi la fiaba della lotta al clientelismo, al parassitismo politico, al clientelismo sfacciato. Tutte cose che possono tranquillamente ascriversi a questa nuova esperienza politica dove il presunto nuovo ed il vecchio si sono incontrati nel punto più basso del proprio rendimento etico e morale . Rocco Rosa