Tra le condizioni che si impongono per un atteso rilancio della nostra comunità ce n’è una che è stata determinata dalla recente svolta politica, ed è la messa al bando del linguaggio violento usato in campagna elettorale e che purtroppo perdura ancora nelle relazioni politiche ed istituzionali. Il rispetto della volontà popolare significa rispetto per tutti gli elettori, quelli che hanno votato i vincenti e quelli che hanno votato i perdenti . Adesso che la campagna elettorale è finita, la gente, comunque abbia votato, si aspetta non che ci siano scambi di fiori  tra chi governa e chi fa opposizione ma neanche un atteggiamento di aperta ostilità che sconfina sovente nella durezza di alcune frasi e di alcuni atteggiamenti. L’assessore Braia forse se la sarà pure cercata ironizzando sulla presenza dell’assessore all’accordo tra Eni e Coldiretti, giacchè proprio lui, Braia, è passato come colui che la Coldiretti l’ha portata per mano, allevata e svezzata,  fino a quando Quarto è diventato adulto e gli ha voltato le spalle, però rimane sempre un po’ di amarezza sentire un giovane appena subentrato alla guida del Dipartimento esprimersi senza un minimo di rispetto istituzionale. C’è la sensazione che , avendo questo atteggiamento di disprezzo degli avversari pagato in campagna elettorale, oggi si debba battere sullo stesso tasto di disconoscimento dell’avversario e di aggressione verbale di chi la pensa diversamente. Così da un lato, quello della minoranza, si eccede nel sottolineare che al posto dei competenti sono arrivati gli incompetenti, dimenticando dove quella competenza ci ha portati, dall’altro si liquida ogni osservazione all’insegna del “non hai diritto a parlare tu che sei autore di disastri”. Quali non si sa, ma dirlo è estremamente fico.  Visto che Bardi si è messo il fior da fiore nella comunicazione, non sarebbe sbagliato fare una ripassatina in casa sui rapporti da tenere con l’opposizione democraticamene eletta in consiglio che non va delegittimata con le parole ma sconfitta con i fatti, con le azioni e con le vere scelte che fanno il cambiamento.  Rifiutare il passato, senza neanche sfogliarne le varie pagine, quelle scritte bene e quelle scritte male, è segno di insipienza. Zittire il dissenso o le critiche con l’arroganza verbale è segno di ingenuità. Alla fine sarà ricordato ciò che uno ha fatto, non ciò che uno ha detto. Rocco Rosa