Dopo Potenza e Matera, nei prossimi giorni l’iniziativa di prevenzione intrapresa dal Dipartimento regionale Politiche della persona si estenderà alle città lucane con popolazione superiore ai 10 mila abitanti e a breve arriverà nei Comuni più piccoli. Nel materano verranno coinvolti già nei prossimi giorni gli studenti di Policoro, Montescaglioso, Pisticci e Bernalda, mentre nel potentino quelli di Melfi, Venosa, Lavello e Rionero in Vulture”.
Lo rende noto l’assessore regionale alla Salute, Rocco Leone.
“Sono incoraggianti – prosegue Leone – i risultati restituiti dagli screening avviati nelle realtà scolastiche di Matera e Potenza. Nella città dei Sassi, su circa 3.500 tamponi effettuati, sono state registrate 4 positività. Nel capoluogo di regione, su 5.400 test, solo una persona è risultata positiva.
Come ha evidenziato il presidente Bardi, l’andamento dei contagi nella popolazione scolastica che va dai 6 ai 13 anni, grazie al periodo di didattica a distanza, è in netto miglioramento. E per non disperdere i frutti del lavoro portato avanti sinora e consentire ai nostri ragazzi di frequentare in presenza la scuola, continuiamo a farci guidare dalla logica della prevenzione”.
Gli screening predisposti per le scuole a Matera e Potenza hanno avuto un grande risultato sia per la partecipazione di alunni ed insegnanti sia per l’esito , che ha dimostrato una sostanziale messa in sicurezza dell’infanzia. In questo senso è pienamente giustificata la decisione del Presidente Bardi di riaprire le scuole in presenza per le elementari e le medie, confidando sulla buona organizzazione del sistema e sulla corretta applicazione delle misure di sicurezza. Proprio questi screening mirati riporta d’attualità la necessità, esposta su queste colonne, di fare di questi test rapidi un modo per controllare continuamente alcuni ambienti particolarmente delicati, quali la sanità, le scuole, i lavoratori delle fabbriche e i lavoratori dei centri commerciali. Non perchè non sia valida l’iniziativa di fare test rapidi a tutta la popolazione, lucana, ma perchè dovendo scegliere frea un test rapido a tutti una tantum e un test rapido ripetuto a determinate categorie a rischio, per problemi di priorità e di ottimizzaizone del risultato, è preferibile, secondo me, tenere costantemente sotto osservazione i luoghi sensibili, perchè possano tranquillamente continuare a lavorare, a produrre servizi e a curare le persone. Il riferimento va particolarmente agli ambienti ospedalieri e alle case per anziani. Qui, oltre alle misure di precauzione che sono state prese, si tratterebbe, di monitorare almeno settimanalmente gli operatori , medici ,infermieri e tutti quelli che abitualmente lavorano nelle strutture sanitarie, e di sottoporre a tampone rapido le persone che si ricoverano . La stessa cosa per le RSA. Ogni dipartimento ospedaliero, qualora fornito con cadenza quindicinale di test rapidi, è in grado di assicurare il controllo costante dello stato di salute degli operatori. La facilità con cui vengono fatti questi test rapidi non richiede una particolare organizzazione neanche al di fuori degli ambienti ospedalieri. Per le scuole basterebbe il medico scolastico con l’aiuto di qualche infermiere. Per gli ambienti di lavoro si potrebbe pensare ad un supporto della Protezione civile , della Croce rossa, del volontariato. Il problema insomma è questo: al posto di fare uno screening una volta tanto a tutti, facciamolo ripetutamente a poche categorie di persone, le più esposte e quelle che, ammalandosi, creano più problemi alla collettività. ROCCO ROSA
