di Franco Cacciatore
Il Convegno svoltosi a Melfi sulla Via Appia ha fatto il punto sull’attraversamento della “regina viarum” nel territorio del Vulture. Svoltosi nel Salone degli Stemmi dell’Episcopio, per iniziativa di organismi per la salvaguardia di Monte Crugname, d’intesa con varie associazioni della zona e con il patrocinio del Comune di Melfi e la Regione Basilicata, è stato incentrato sulla relazione, una “lectio magistralis” del Prof. Ugo Chiocchini già Ordinario di Geologia all’Università della Tuscia e che ha operato presso il Servizio Geologico d’Italia.
il Prof.Chioccini
Ha inoltre al suo attivo studi, ricerche geologiche, geomorfologiche, idrogeologiche, geotecniche nella progettazione di opere ferroviarie e quale responsabile del Gruppo Nazionale per la Difesa dalle Catastrofi Idrogeologiche, previsione e prevenzione di eventi franosi a grande rischio. Interesse particolare, con rilevamenti geologici, studi stratigrafici e petrografia sedimentaria, al dissesto idrogeologico per i bacini di vari fiumi meridionali, in particolare l’Ofanto. Centinaia le sue pubblicazioni in ambito internazionale.
All-focus
Ebbene Chiocchini alla luce di suoi ripetuti sopralluoghi, esami metodologici chimici ed elettronici ha sostenuto con forza che ponte Pietra dell’Oglio era parte integrante della Via Appia. A dimostrarlo la larghezza del ponte di 3,37 m, adeguata alla “Regina Viarum”, che permetteva la percorrenza dei carri romani, che misuravano circa 1,30 m, in doppio senso. Da aggiungere l’imponenza dell’opera a tre campate, realizzata nel luogo più idoneo dell’Ofanto, per larghezza minima del fiume e sua consistenza, ben diversa da quella di ponte di Santa Venere, di dimensioni quanto mai ridotte in area non idonea, con movimenti franosi e non assimilabile a costruzioni romane.
In particolare Chiocchini ha evidenziato l’attenzione nel mondo verso ponte Pietra dell’Oglio, studiato attraverso metodologie altamente scientifiche, con tutti i tipi di analisi possibili, dalla tomografia di resistività elettrica, all’elettronica computerizzata per essere opera effettuata con l’utilizzo, forse per la prima volta e poi divenire usuale nelle grandi opere dei romani, della malta cementizia unita alla tecnica dell’opus incertum, l’uso di pietre di misura diseguale e sistemate in modo irregolare e casuale, unita a volte all’opus quadratum, con conci quadrati. Certamente la sua datazione nel II secolo a.C.
Altrettanto valido l’intervento dell’Ing. Gerardo Troncone che ha e
il Vescovo Ciro Fanelli
A sigillare il tutto le conclusioni del Vescovo Ciro Fanelli, che ha ribadito la continuità della sua opera nella difesa delle radici del territorio. Unitamente alle storiche, quelle di un sito prescelto da S. Guglielmo da Vercelli, un oasi di pace e bellezza per la sua vita eremitica e ascetica. In conclusione di proseguire, quella da noi definita una “crociata”, per la salvaguardia di un luogo che è scrigno di testimonianze di storia e di fede.
Nelle foto: Ugo Chiocchini mentre illustra il suo studio – Ponte Pietra dell’Oglio ricostruzione e oggi – Rilevazioni scientifiche e satellitare – Planimetria con le Vie Appia e Erculea – Le conclusioni del Vescovo Ciro Fanelli.
