Stagioni anomale ci sono sempre state e chi ha memoria ricorda come anche la Basilicata abbia vissuto momenti di siccità estrema, con i livelli degli invasi ridotti al minimo. Andando più indietro nel tempo, c’è chi ricorda le processioni per sollecitare il Padreterno a mandare un po’ d’acqua nei campi e la corsa a riempire ciotole, bacinelle e catini, per alimentare la vasca o il pozzo , quando questa arrivava. Se non ci fossero stati cinquant’anni di opere pubbliche di captazione e di distribuzione dell’acqua, probabilmente anziché limitarci ad aprire con maggiore cautela il rubinetto, staremmo anche noi col naso all’insù. Però non c’è da stare allegri perché quello che è certo che la tendenza ad un cambiamento del regime pluviometrico su questo territorio si sta evidenziando con chiarezza e con rapidità. Se dovesse confermarsi ,c’è da mettere in conto che i cosidetti Santuari dell’acqua, le grandi montagne dal Pollino, al Volturino alla Maddalena, al Coccovello, al Sirino daranno apporti via via minori, e , se da un lato bisogna trovare nuove soluzioni tecnologiche per le grandi reti distributive nazionali, dall’altro bisogna lavorare intensamente sulla riduzione prima degli sprechi e poi dei consumi stessi. Sulla seconda esigenza, al centro del dibattito va posto il tema del risparmio idrico in agricoltura, che è il settore che “beve più di tutti”. Programmare pensando ad un minor consumo di energia e di acqua è fondamentale per mantenere bassi i costi di produzione. E questo non solo significa scegliere colture a minor richiesta di acqua, ma anche far sì che questa venga erogata lì dove sempre e solo quando serve.
La tecnologia in agricoltura sta facendo passi da gigante e in molti territori avanzati ( Trentino, Veneto) si sta espandendo a macchia d’olio la smart farm, un modello cioè di fattoria tecnologica che attraverso la telemetria, i gps, i sensori, e perfino i droni , tiene sotto controllo l’intero ciclo agricolo o zootecnico intervenendo con una precisione lì dove c’è da aggiustare un parametro. Tutto questo si chiama agricoltura di precisione ed è un ulteriore passo avanti rispetto alle semplici colture soprassuolo, dove pure, in mancanza di terra, si coltivano pomodori, o peperoni, o funghi con un esito ottimale, atteso il fatto che quelle colture in serra non sono soggetti ai capricci del tempo.
Nella zootecnia questo ingresso della tecnologia è ancora più rivoluzionario, giacchè si crea un modello di allevamento ad alta resa economica attraverso la gestione intelligente dei consumi idrici e fitosanitari, tema sempre più sentito alla luce di periodi di siccità che si intensificano sul nostro territorio. E’ una buona premessa il fatto che i bandi per il PSR emanati dalla regione siano stati presi d’assalto e che numerose aziende giovanili si sono costituite per tornare a lavorare nel settore primario. Ma ii giovani portano le novità, o invece portano la vecchia pratica di prendere i soldi per poi vedere che cosa fare e come fare?….E le domande spontanee sono: c’è sensibilità degli allevatori verso questo necessario cambiamento? C’è la capacità di inseguire le best practices che altrove si stanno affermando?. C’è un luogo, l’Università, capace ed autorevole che prenda per mano questa formazione imprenditoriale? C’è un sistema di selezione delle aziende che premi nei bandi queste innovazioni ,messe a disposizione dalla stessa ricerca in agricoltura ( il CRA, per intenderci)? Sono domande non retoriche, e dirette veramente a consocere e a far conoscere lo stato delle cose. Chi può rispondere si faccia avanti…..( e se ci sono delle aziende all’avanguardia si facciano conoscere: è un esempio ed un incoraggiuamento per tutti) r.r.