Qualche giorno fa, quando è iniziata la storia del divieto di utilizzare l’acqua dei rubinetti per fini potabili e di cucina, avevo avvertito il pericolo che una informazione non puntuale, chiara e corretta avrebbe potuto determinare un esito negativo , dentro e fuori la Basilicata. Questo perché da un lato la storia dell’acqua potabile è avvenuta in coincidenza con la storia dell’Itrec ed il pericolo di una contaminazione dell’acqua di mare, dall’altro perchè lo scarico di responsabilità tra un ente ed un altro ha finito con l’aumentare la confusione , fuorviando la stessa informazione che si è avventurata nelle ipotesi più ardite. Sarebbe auspicabile che il Dipartimento ambiente facesse udire la sua voce chiara e forte, gestendo in prima persona una informazione di crisi di questo genere , anche in considerazione degli effetti che possono avere sui social delle notizie distorte. Detto questo, ad oggi le cose stanno così, se almeno i soggetti interessati hanno detto la verità: e cioè che si sono appurati valori di alcuni sottoprodotti della disinfezione delle acque con il cloro ( trialometani) che sono per l’Arpab sopra la media e per acquedotto lucano nella media. Sono prodotti comunque pericolosi e che vanno ricondotti a livelli sicuramente più bassi. Perché si creano questi sottoprodotti ? Per l’uso eccessivo di sostanze disinfettanti, per l’accumulo dei residui negli impianti di depurazione ( come lo sporco nelle lavatrici) , per la mancanza di manutenzione ordinaria e straordinaria negli impianti, per la qualità del disinfettante usato. Questo è il problema, serio ma risolvibile se solo ,anziché rimpallarsi la palla, ci si mettesse insieme per capire da dove cominciare e cosa fare. Sarebbe importante per esempio capire se i cosidetti impianti di potabilizzazione vengono regolarmente controllati dall’Arpab, se i serbatoi di accumulo vengono puliti, a quali scadenze, con quale frequenza, con quali metodi . E se la cosa riguarda solo l’acquedotto che viene dal Sinni oppure gli altri acquedotti ( Pertusillo, camastra), per capire se ci sono cause specifiche che potrebbero aver aumentato il carico di prodotti di disinfezione. Se si confermasse che è una mancata revisione delle vasche di potabilizzazione o dei serbatoi di accumulo, si confermerebbe la tesi secondo cui prima di pensare a nuove cose da fare, è bene pensare alle cose da mantenere. Rocco Rosa
la scheda di due dei principali impianti di potabilizzazione dell’acqua, l’uno per il metapontino e l’altro per l’acqua che viene distribuita a Potenza ( con le specifiche dei trattamenti di routine)
IMPIANTO DI POTABILIZZAZIONE MONTALBANO JONICO
L’impianto è ubicato in agro di Montalbano Jonico, in contrada Masseria Cerulli sulla ex strada statale 103 Montalbano Jonico-Scanzano in provincia di Matera.
Costruito negli anni dal 1988 al 1990, è entrato in esercizio nel maggio 1990 quando, l’acqua prodotta, è stata immessa in rete nel partitore in carico di Scanzano Jonico.
L’acqua in arrivo proviene dall’invaso artificiale del Sinni sbarrato dalla diga di Montecotugno che, dopo la potabilizzazione,è destinata all’alimentazione idrica dei Comuni della fascia costiera del Metapontino.
L’impianto garantisce il trattamento continuo dell’acqua superficiale convogliata a gravità dall’invaso di Monte Cotugno, qualunque siano le sue qualità e produce acqua potabile con caratteristiche idonee al consumo umano.
Informazioni generali
Provenienza acqua grezza Invaso di Montecotugno
Acqua trattata 2009 mc/anno 6.536.071
Dati tecnici dell’impianto:
Si sviluppa su un area di circa 11 ettari completamente recintata e comprende diversi edifici civili, uffici, laboratori chimico e batteriologico.
? Portata massima: 1050 litri al secondo
IMPIANTO DI POTABILIZZAZIONE CAMASTRA
L’impianto si trova, a quota 930 mt. s.l.m, in Località Masseria Romaniello a Potenza, potabilizza l’acqua del torrente Camastra e ha una potenzailità produttiva di 1.050 litri al secondo. L’acqua, invasata nella diga di Ponte Fontanella – Trivigno (PZ), è sollevata da idoneo impianto e alimenta l’Acquedotto del Basento.
L’acqua grezza arriva all’impianto in un vascone dalla capacità di 40.000 mc dove si separano le particelle grossolane sedimentabili per gravità ed ha inizio il processo di potabilizzazione.
L’impianto è fornito di un sistema informatico e di una stazione di filtazione su carbone granulare realizzata nel 2001 che permette il controllo dei sottoprodotti della disinfezione ai fini del D.Lgs 31/01 e il miglioramento delle caratteristiche organolettiche dell’acqua.
Informazioni generali
Provenienza acqua grezza INVASO CAMASTRA
Acqua trattata 2009 mc/anno 9.557.369
Dati tecnici dell’impianto
L’intero impianto si estende su una superficie di circa 9 ettari e comprende diversi edifici.
Tutta la superficie dei chiariflocculatori e dei filtri di circa 100 mt per 50 mt è stata coperta con struttura ad arco a tre cerniere in legno lamellare per assicurare il continuo e regolare funzionamento dell’impianto di potabilizzazione.
TRATTAMENTO DELL’ACQUA
Le acque grezze provenienti dai singoli invasi e potabilizzate nei rispettivi impianti di potabilizzazione, devono essere sottoposte a trattamenti chimico-fisici e di disinfezione al fine di garantire la riduzione della torbidità dovuta alla presenza di solidi sospesi e colloidali, l’abbattimento della carica patogena e la protezione battericidica.
Il ciclo di trattamento, di tipologia ampiamente collaudata per il tipo di acque trattate, si compone di di unità e processi per la rimozione dei solidi sospesi ed unità di disinfezione distribuite nei seguenti stadi:
• pre-clorazione
• correzione Ph
• chiariflocculazione
• filtrazione su sabbia e carbone attivo granulare
• post-disinfezione
• trattamento fanghii
