La raccolta dei rifiuti neI comuni della provincia di Matera, affidata in esercizio provvisorio all’azienda di Altamura, dichiarata fallita dai giudici del Tribunale di Bari.

GIUSEPPE DIGILIO

 

 

“Troppi debiti”.  Lapidario è stato il commento del legale della Tradeco all’uscita del tribunale di Bari, subito dopo la lettura della sentenza che, di fatto, decreta il fallimento della società di Altamura. Non sono bastate, evidentemente, le garanzie dei legali della società né la richiesta di concordato preventivo depositata a luglio. Così, questa mattina, il presidente Nicola Magaletti, non ha potuto far altro che sentenziare quello che da mesi si temeva:Il fallimento della TRADECO. La società nata 35 anni fa dall’incontro tra due imprenditori nel settore dei trasporti, Michele Denora e Carlo Dante Columella ( da qui la sigla aziendale tra.de.co). Una breve storia d’impresa, perché a pochi anni dalla costituzione, Columella liquida il socio e concentra su di sè le attività che nel frattempo crescono con successo in molti settori. Michele e suo fratello Tuccino, emigrano in America dove accumulano fortune nel settore edilizio per poi tornare in Italia e costruire quello che è considerato il tempio dello sport. Il Diamond di Corato. La società TRADECO, nel frattempo, sposta il bacino di attività nella gestione e trattamento dei rifiuti in molte città italiane.

Un colosso imprenditoriale che, in 35 anni di storia d’impresa, ha contribuito notevolmente all’economia della città di Altamura e che oggi, è costretta dai debiti a chiudere battenti e a cedere la provvisoria gestione degli appalti in corso che pure l’impresa continuava ad aggiudicarsi, ai curatori fallimentari nominati dal tribunale. Tra l’altro dovranno gestire tutte le commesse municipali del territorio Materano dove la società altamurana è stata per anni molto attiva. Un lavoro non facile anche per i più esperti curatori perché dovranno ricostruire una storia contabile ramificata in molti altri settori d’impresa la cui matassa è stata, per anni, annodata ad un bandolo difficile da trovare, ma sempre in mano ad un solo capitano. Capitano che, dopo decenni di gestioni, evidentemente fallimentari – come attesta il tribunale di Bari – ha trascinato in situazioni difficili la società ereditata dal fondatore Carlo. Di questo brutto epilogo, resta il rammarico di aver vanificato anni di sacrifici e d’impegno di tanti operai che spesso si sono visti costretti a scioperare per vedersi riconosciuti i propri diritti, ma che da oggi, però, resteranno senza un lavoro. Probabilmente più fortunati dei 265 colleghi che, in seguito alle indagini, hanno scoperto di avere una posizione fiscale-contributiva irregolare. Le indagini avrebbero accertato, infatti, che, per questi dipendenti, nel corso degli anni, la Tradeco, quale sostituto d’imposta, ha operato e certificato ritenute fiscali omettendone il relativo versamento all’Erario, per un ammontare complessivo di oltre 1,5 milioni. In seguito a questi reati, su disposizione della magistratura barese, la Guardia di Finanza di Bari, ha sequestrato beni per oltre 3 milioni di euro al legale rappresentante Giuseppe Calia che, nel frattempo, aveva accumulato beni – oggetto del sequestro – nelle città di Bari, Altamura, Santeramo in Colle, Roma, Milano, Modena, e Siena.

L’ammontare dei debiti per cui è stato decretato il fallimento è di 70 milioni di euro, a fronte dei quali la famiglia Columella aveva opposto una richiesta di concordato per un  30-40% del totale,Insufficiente per essere preso in considerazione. Viceversa, i crediti, che non supererebbero gli 8 milioni di euro, sarebbero rivenienti da ricavi previsti da alcuni contenziosi che, però, secondo i giudici, “possono solo generare poste passive in quanto la Tradeco, già vittoriosa in primo grado, in caso di accoglimento dell’altrui appello, dovrebbe restituire quanto incassato e versare ulteriori somme”.

La società però, potrà continuare le attività avviate nei comuni della puglia e della Basilicata, Matera compreso, giacché il Tribunale ha concesso alla società, l’esercizio provvisorio. Almeno per ora, la raccolta dei rifiuti, nei comuni dove gli appalti sono ancora attivi, sarà garantita dalla stessa TRADECO.

I comuni della provincia di Matera interessati dal provvedimento del Tribunale di Bari sono: Policoro, Scanzano Jonico e la stessa Matera dove la società si era appena aggiudicata un lotto dell’appalto della raccolta dei rifiuti urbani.