La Parmalat fu una delle aziende che utilizzarono le risorse della legge 219 per lo sviluppo industriale nelle aree terremotate lucano. L’azienda chiese di allocare uno stabilimento nell’area di Melfi per prodotti da forno con oltre 150 addetti. Ottenne i finanziamenti pari al 120% del presunto investimento ma dopo il decreto di concessione chiese di trasferire, parliamo degli anni ottanta, lo stabilimento in area di Atella perché l’area di Melfi presentava problemi di inquinamento ambientale. In realtà Parmalat non possedeva esperienze e brevetti per i prodotti da forno che successivamente acquisirà. Passeranno alcuni anni e lo stabilimento di Atella sarà una realtà assieme a quello di Nusco. Ad Atella 150 lavoratori hanno lavorato per alcuni anni. Poi, con il piano di dismissioni di Bondi, la struttura, con altri 3 siti, passa al gruppo Vincenzi per una decina di milioni: marchi, brevetti e stabilimenti. La Vincenzi, di Verona, acquisita la polpa, chiude nel giro di qualche anno stabilimenti utilizzado le tecnologie, i brevetti per risanare la situazione societaria. Anche il sito di Atella viene chiuso, per crisi nella vendita dei prodotti da forno a partire dalla linea “Misterdey”. 150 lavoratori in cig, macchinari trasferiti in altre aziende del gruppo (che ancora oggi producono con successo e ricavi) ed infine il capolavoro di “falso industriale” concordato a livello locale con pseudo imprenditori, valutatori pubblici della regione e “ingenui” sindacalisti: passare dai biscotti ai motorini per il risparmio energetico degli ascensori!
Obiettivo, con 20 milioni di investimento della Regione, passare da 120 dipendenti a 500 occupati. Una chimera e una bufala colossali!
In due parole: la Vincenzi si prende macchinari, vende al gruppo lucano di facciendieri e formatori una parte del capannone, i faccendieri si accollano il Tfr residuo e presentano un piano industriale che due caporeparti della ex Rabotti sud, sollecitati da me a verificare, definirono”irrealizzabile”.
A nulla sono servite le segnalazioni nel periodo 2007/12 ad Assessori, dirigenti e parti coinvolte della truffa in corso e dell’utilizzo delle risorse per la formazione inutile e fantasiosa oltre a 7 anni di cig e
mobilita’ e due fallimenti della azienda madre e della figlia ” scatola”.
Ora il capannone è tornato di proprietà della Vincenzi. I lavoratori rimasti disoccupati sono alla fine della mobilita’, una parte del Tfr in capo all’INPS, un anno di cig non pagata per pratica non approvata.
IL Capannone nel frattempo resta inutilizzato, la Vincenzi festeggia ( vedi articolo di Repubblica i sotto) per i ricavi e i profitti prodotti dai macchinari e marchi di Atella. Negli ultimi quattro anni +30%,di ricavi. 120 milioni nel 2017 a partire dai “Misterdey e Grisbi” prodotti in crisi con la chiusura di Atella.
Nell’accordo di cessione firmato a Roma c’era anche l’impegno della Vincenzi ad utilizzare la ricerca
lucana.!
Forse è necessario introdurre, presso l’Università lucana, un corso di studio sulla falsa industria e la gestione delle risorse pubbliche a partire da questo caso europeo presso l’Università lucana e dal caso Eco Sun Power e Green Extension.
Qualche anno fa, dopo cinque anni dalla firma dell’accordo Vincenzi/Eco Sun Power è azienda scatola fantasma, la Regione sospese il finanziamento che doveva produrre un investimento di 20 milioni.
Sarebbe il caso che ‘Assessore Cifarelli e il Commissario ASI di Potenza riprendessero il filo della vicenda vista la ottima salute della Vincenzi, il fallimento dei faccendieri locali, gli errori dei valutatori di progetto, la presenza dei capannoni vuoti. Questo soprattutto per i lavoratori gabbati e disoccupati. E‘ un dovere verso una intera comunità e sopratutto verso i lavoratori gabbati.
Pietro Simonetti
