Un ragionamento pacato su quello che è successo a Potenza, fortunatamente senza conseguenze drammatiche, porta a dire che problemi di sicurezza ci sono e non bisogna sottovalutarli. Così come non bisogna ridurli ad un problema solo, quello cioè derivante dalla presenza dei migranti e dalla conseguente eventuale pericolosità sociale. Il fenomeno ha aspetti negativi sui quali mobilitarsi e aspetti positivi che dovranno pur essere valutati in qualche misura. Sono almeno dieci anni che viviamo con accanto i migranti: li abbiamo visti nelle stalle pulire i cavalli, nei campi raccogliere pomodori , ma anche purtroppo davanti ai supermercati cercare l’elemosina e lungo alcune strade a prostituirsi. Abbiamo pure visto chi ci ha guadagnato e chi addirittura si è ingrassato nello sfruttare questa occasione dell’accoglienza: alberghi dismessi e riaperti per l’occasione , fitto di strutture, cooperative nate come funghi, ma anche caporali e sfruttatori interessati a riprendersi tutti i soldi che il lavoro di queste persone portava loro nelle tasche e organizzazioni che partono dal concetto di carità per arrivare a quello del profitto vestito da carità.. A Palazzo S.G. poi, abbiamo visto persone sfruttate fino all’osso al punto che ci si domanda se queste persone, nell’incapacità di mandare un euro alle loro famiglie di origine, siano posti di fronte alla scelta di tornarsene oppure di arrangiarsi in maniera diversa. Stiamo anche vedendo alcune iniziative tese a dare a questa forza lavoro una cornice di convivenza civile attraverso l’impiego gratuito in lavori di pubblica utilità: e non c’è migliore antidoto alla deriva dei comportamenti umani di quello di farli sentire anche utili e accettati.
L’ACCOGLIENZA NON C’ENTRA. E’ UN PROBLEMA DI REGOLE
