Il Governatore Pittella è in grado di difendersi da solo da certa violenza verbale che proviene pure da persone che hanno rappresentato lo Stato : la questione che pongo è che le persone che rappresentano le istituzioni a qualunque livello debbono essere consapevoli del ruolo che hanno, della responsabilità che comporta il loro ruolo e dei riflessi delle loro parole. Se i cattivi esempi vengono dall’alto è immaginabile che le teste calde si sentano incoraggiate a sostituire alle parole i fatti, portando avanti quella deriva comportamentale che ormai segna il nostro vivere. Detto questo , se è vero che chi rappresenta le Istituzioni si porta indietro pure il passato di quelle Istituzioni, non potendo dire io non c’ero, è pur vero che questa storia dell’acqua è una storia almeno trentennale di incuria e di cattiva gestione da parte degli enti. Non parlo dell’Arpab che a quei tempi non esisteva neppure, parlo degli enti gestori del sistema idrico che hanno derubricato la manutenzione a cosa di cui si poteva fare a meno, destinando tutte le attenzioni alle nuove opere che facevano tutt’uno con i nuovi appalti. Così per L’acquedotto Pugliese, che non ha visto l’ora di dare la gestione ad A.L, così per l’acquedotto lucano, così per i Comuni. E’ capitato dunque che su alcune condotte, sui serbatoi di accumulo, su quelli di accumulo e distribuzione non si facesse la pulizia né ordinaria né straordinaria, limitandosi , due tre volte all’anno alla clorazione dell’acqua, così che ,anno dopo anno, sul fondo dei serbatoi si sono accumulate sostanze di sintesi altamente pericolose, determinando sempre nuovi apporti di cloro per rendere l’acqua potabile. Questa è la realtà, che appartiene ad errori del passato ed a una sottovalutazione generale del problema sia da parte dei Comuni che da parte degli enti strumentali. Oggi queste cose vengono a galla perché per la prima volta stiamo mettendo su quel tipo di controllo che non c’è mai stato, almeno nelle forme accurate e con gli strumenti più avanzati. Se vogliamo tirare le somme in politica ,bisognerebbe dire che proprio in questa legislatura si è dato vita ad un rafforzamento del sistema di monitoraggio e vigilanza e che queste cose escono fuori perché il sistema, con le sue contraddizioni e con la mancanza di coordinamento che pure si lamenta, sta vedendo al microscopio le cose ed è meno approssimativo nei risultati. E allora, che si voglia negare la realtà, è un esercizio discutibile ma consentito, che si voglia fare politica dicendo le bugie è democraticamente ancora consentito, ma che si debba incitare al linciaggio delle persone che su queste cose non hanno colpe dirette, mi sembra espressione di un comportamento vile e settario. Lo sbaglio probabilmente della Regione è nella comunicazione. Si sarebbe dovuto dire dall’inizio: “Signori, abbiamo scoperto che da quarant’anni i serbatoi e le condotte non vengono pulite. Noi non vogliamo chiudere gli occhi. Abbiamo deciso di dar vita ad una operazione straordinaria di manutenzione che porterà sacrifici e disagi. Faremo in modo che siano ridotti al minimo, ma dobbiamo portare gli impianti al punto zero di compromissione”. Chi è più anziano si ricorda di quando l’acqua del rubinetto sapeva di candeggina. E non ha mai detto che il Sindaco andava picchiato. Questo solo per chiedere all’ex sindaco di policoro, amante dei bastoni, se, nel periodo di vigenza,si è mai adoperato per chiedere ufficialmente quali fossero i valori di potabilità e se le codnotte e io serbatoi venissero puliti. Eppure era autorità sanitaria .Rocco Rosa
L’ACQUA NON POTABILE E QUELLI CHE LA RIMESTANO
