Solo a Lagonegro ci si divide ancora sull’ospedale. Ed è una divisione suggerita dalla campagna elettorale in corso, come elemento di contrapposizione. Più che al risultato si guarda a chi può avvantaggiarsi politicamente per aver suggerito una soluzione che è semplice e razionale, evita perdite di tempo e sorprese , del tipo di quelle che hanno portato un project financing ad arenarsi in fase operativa per sopraggiunti ostacoli di ordine geologico. La soluzione suggerita dal consigliere Piro ed accettata prontamente dalla Giunta regionale è di ricostruire in situ l’ospedale,  utilizzando parte dell’area adibita a parcheggio. E’ una soluzione che accorcia i tempi e consente, se c’è la tensione giusta, di realizzare il nuovo nosocomio in tempi brevi. Quello che colpisce è la contraddizione tra il plauso generale che arriva da tutto il circondario per questa scorciatoia funzionale e le polemiche che riguardano Lagonegro e che inevitabilmente sono influenzate dalla campagna elettorale e dAlla necessità di trovare un nemico ad ogni costo. Colpisce sopratutto la spontanea ed entusiastica adesione dei Sindaci del comprensorio, tutti, ma proprio tutti, entusiasti della soluzione trovata. Il Sindaco di Episcopia, quello di Latronico, quello di Trecchina, di Nemoli, tutti esortano ad andare avanti con questa soluzione che, ancorchè più temeraria rispetto a quella originaria, permetterebbe di utilizzare anche gli investimenti che erano stati  programmati per efficientare il vecchio edificio e consentirebbe di allargare notevolmente il presidio ospedaliero anche attraverso l’esproprio di aree adiacenti ed utilizzate a parcheggio. Il ragionamento è abbastanza concreto: ci sono diciannove milioni per interventi già programmati  di ristrutturazione del vecchio nosocomio , ma , per una struttura che ha più di mezzo secolo, diventano gocce nel mare. Tanto vale aggiungerli ai plafond ( 76 milioni)  destinato al nuovo ospedale e procedere ad un intervento unico di demolizione e ricostruzione di quello esistente (96 milioni in totale), ciò che consentirebbe di far rinascere l’ospedale sul suo sito originario. Si eviterebbero problemi di autorizzazioni, problemi afferenti la destinazione urbanistica, cambi di piani regolatori e via dicendo. Importante appare pure la modalità di passaggio dalla situazione attuale alla nuova, modalità che non contempla la chiusura dei reparti ma attenta a garantire tutte le attività sanitarie in continuum:  la costruzione del padiglione in progettazione  e l’immediato avvio del procedimento tecnico-amministrativo per la realizzazione dei rimanenti due corpi; la separazione dei percorsi dell’emergenza/urgenza da quelli dell’utenza ospedaliera e, ancor più, da quelli ambulatoriali; il ridisegno complessivo in  un unico linguaggio architettonico e funzionale,  in linea con le più recenti costruzioni ospedaliere. Rocco Rosa