Le posizioni ambivalenti di Italia Vita e di Azione, sulla scelta della coalizione, rappresentano la vera incognita di questa vigilia delle elezioni regionali, perché non sono semplici tatticismi volti a far alzare le proprie quotazioni, ma ipotesi probabilistiche abbastanza concrete, del tutto ancorate alla posizione nazionale di due partiti che hanno perso l’occasione di creare un centro indipendente e che ora si arrabattano in ordine sparso alla ricerca di un ancoraggio elettorale. Solo che mentre nell’orizzonte nazionale ci sono le europee che, con il sistema proporzionale, assicurano in teoria una partecipazione elettorale indipendente, alle regionali di Basilicata c’è un sistema che obbliga a stare in coalizione e quindi a delle scelte da un lato o dall’altro, scelte che per ora i due partiti di centro non intendono fare anche e soprattutto per via della confusione che regna nell’uno e nell’altro campo, dove ormai mancano personalità capaci di tenere insieme forze diverse e personaggi di molte ambizioni e soprattutto manca un partito guida capace di fare sintesi e di indicare soluzioni le più equilibrate possibili. Se i due partiti di centro non si fanno scrupolo di far trasparire che l’opzione di destra non è affatto esclusa, diverse invece sono le condizioni per la realizzabilità di questa alternativa possibile. Per Polese, la condizione è che rimanga Bardi, per Marcello Pitella la condizione è che Bardi se ne vada e che al suo posto ci siano persone con le quali poter instaurare un rapporto meno aleatorio. In tutto questo non si parla di coerenza con il proprio passato, argomenti che in una politica che va degradando ogni giorno, stanno diventando, purtroppo, demodè.
Che i due partiti possano fare la differenza elettorale è nelle cose: stando ai sondaggi l’uno (italia Viva) pesa un 3,5 per cento, l’altro ( Pittella-Azione) un 6-7 per cento. In caso di passaggio a destra, Italia Viva si dimezzerebbe perché una consistente ala ( Braia- De Maria, alcuni sindaci di peso) resterebbe con il centrosinistra, (a patto che candidato Governatore sia Chiorazzo) mentre Azione scenderebbe intorno al 4-5 percento, che, tolti da uno schieramento e portati su quello avversario segnerebbero lo spartiacque fra vittoria e sconfitta.
Di fronte a questo scenario Pd e cinquestelle debbono fare una scelta : o accettare il campo largo che Europa Verde e socialisti cercano faticosamente di costruire, oppure puntare alla rottamazione totale dell’intera classe dirigente che sinora ha governato il centrosinistra, attraverso una sconfitta che segnerebbe, quella sì, un cambio generazionale. Un leader storico ,lungimirante e pragmatico, come Tonio Boccia, invita a guardare all’interesse della Basilicata che non può scontare in questo momento drammatico nuove divisioni a sinistra ma richiede un sussulto di responsabilità politica e di onestà intellettuale. Ma, in mancanza di un partito guida, chi può assumere questo ruolo di pacificatore e di garanzia nei confronti delle varie componenti e dei vari esponenti che, bene o male, sono portatori di consensi? Il solo è il candidato espresso dal civismo, e cioè Chiorazzo, l’unico in campo che può assurgere ad elemento unificante, perché dalla sua ha un background di tutto rispetto e una dichiarata volontà di amministrare una regione e non di intraprendere una carriera politica, atteso il fatto che se avesse voluto andare a Montecitorio, gli si sarebbero aperte molte porte e sacri portoni. Visto che non c’è chi, pur avendone i titoli, mette il petto avanti , caricandosi della responsabilità di delineare una soluzione che tenga tutti dentro, l’uomo di Senise si faccia avanti e tratti in prima persona con ognuno: il solo modo di non finire impantanato in logiche partitiche astruse e, per lui, incomprensibili. Rocco Rosa
