IDA LEONE

Chiudo con alcuni dei miei amati elenchi, con i quali vorrei mettere in ordine il mondo. Con il solito warning: nessuna pretesa di oggettivita’. Parlo di me, e della mia esperienza personale. In due puntate.

SEI COSE DEGLI U.S.A. CHE VORREI PORTARE CON ME IN ITALIA. Cose che rendono la vita piu’ facile, e rilassante, e forse per questo lasciano spazio ad altri tipi di pensieri, preoccupazioni, aggressivita’ (vedi puntata n. 2)

  1. lo sportello bancario drive-thru. Esatto, come da MdDonald: se avete operazioni molto semplici da fare, tipo versare un assegno o prelevare del contante (bancomat) fuori da ciascuna filiale o agenzia di qualunque banca c’e’ uno spazio con una struttura sotto una tettoia che somiglia ad un casello autostradale, senza operatore. Ti accosti con la macchina, e dal finestrino fai la tua operazione. Se devi versare o incassare un assegno, lo chiudi  insieme ad un documento di identita’ in una capsula che via posta pneumatica arriva dentro. Parli via citofono con l’impiegata, che ti chiede dettagli, e dopo un minuto arriva il denaro e/o la restituzione del documento di identita’, sempre via capsula. Per il bancomat, ancora piu’ semplice: non parli con nessuno, usi la tua tesserina, il tuo codice, la macchinetta sputa il contante e via. Senza scendere mai dalla macchina, quindi freschi d’estate e caldi d’inverno, senza cercare parcheggio, portarsi l’ombrello, fare la fila.
  2. le feste mobili. Nessuna festa americana, ad eccezione di Natale, Pasqua, Capodanno e 4 luglio (festa dell’indipendenza) e’ una festa fissa, cioe’ con una data precisa. Il Thanksgiving Day cade ogni quarto giovedi’ di novembre, la festa del lavoro cade ogni primo lunedi’ di settembre, e cosi’ via. Questo vuol dire che le feste non si “perdono” mai. Anche quando una festa fissa cade di sabato o di domenica, viene in genere dato di festa il lunedi’ successivo. Comodo, no?
  3. i donought. Confesso una mia insana passione per le ciambelline americane, fritte in varie forme, decorate e addizionate in mille varianti diverse, ciascuna con un nome in gergo che ci mettero’ una vita ad imparare (mi pare giusto, in un luogo ove i rustici con il wurstel si chiamano “pig in the blanket“, il maiale nella copertina!). Il locale dove compro io le ciambelline, rigorosamente artigianali, profuma di fritto buono e cannella, e ha al comando una vecchietta di circa 100 anni che sovrintende a tutto. La manifattura e’ a vista, lo smercio costante: la mattina di sabato e domenica, date anche le limitatissime dimensioni del locale, la coda arriva nel piazzale del parcheggio.
  4. il costo della benzina. Costo alla pompa dietro la casa che mi ha ospitato: 2,18 dollari al gallone. Ciascun gallone contiene 3,79 litri. Se non ho fatto male i conti, compresa la conversione dollaro / euro, significa 0,49 CENTESIMI DI EURO AL LITRO. Ovvero circa tre volte meno del prezzo in Italia, che – coreggetemi se sbaglio – si aggira sempre intorno ad 1,50 euro al litro. Attendo impaziente commenti esplicativi di politica energetica e di economia monetaria internazionale. Io non ho altri commenti da fare, se non sognare di riempire il serbatorio con 20 euro, e andare e tornare da Matera con 8 euro;
  5. la multietnicita’ senza isterie. L’America e’ luogo di arrivo di immigrazione da ogni pizzo del mondo. Un crogiuolo di razze, colori, provenienze e culture molto antico, che ha avuto il suo bel da fare a diventare la norma, in particolare per cio’ che riguarda le minoranze di colore, ma anche orientali e latine. Ma ormai ci sono. Si parlano tutte le lingue del mondo, nelle citta’ anche di medie dimensioni si puo’ mangiare cibo di ogni cultura.  Esistono americani da tre generazioni di ogni colore di pelle, di ogni taglio di occhi, di ogni provenienza, spesso incrociate fra loro. Si sentono americani al 100% e avrebbero difficolta’ a trovare il loro paese di origine su un mappamondo, se presi alla sprovvista. Vedi questo, senti i distinguo sullo ius soli dai tg italiani, e un po’ le braccia ti cascano.
  6. il rispetto delle regole – All’inizio del Parco Francis c’e’ un cartello che dice: “Vietato portare animali se non al guinzaglio”. E sul fatto che le deiezioni canine non possano essere lasciate in giro, ma vadano religosamente raccolte e buttate negli appositi contenitori, non c’e’ nemmeno bisogno di un cartello che lo raccomandi. Sono stata molte ore nel parco, che e’ composto da un camminamento in cemento tutto intorno e da prati, bosco, collinette, impianti sportivi, fontane e laghetti e altro verde a perdita d’occhio. E MAI, mai ho visto un animale che non fosse al guinzaglio, o una cacca non raccolta, nemmeno nel folto del bosco, nemmeno in luoghi lontani da occhi indiscreti. MAI. C’e’ una regola, si rispetta. Punto. Anche se non c’e’ un vigile urbano in giro. Vale per i cani, vale per le code, vale per fermarsi agli stop (SEMPRE, anche quando l’incrocio e’ vuoto, anche a notte fonda), vale per il non parcheggiare nei posti riservati ai disabili, vale per la rasatura dell’erba del pezzetto di giardino (pubblico) davanti casa di ciascuno, e potrei continuare. Le banche non hanno una doppia porta blindata  allarmata con metal detector e un armadio fuori nel quale lasciare la borsa. C’e’ una porta: la spingi, la passi e sei gia’ dentro.
    Ha a che fare con molte cose, questa vigile naturale attenzione al rispetto delle regole. Ha a che fare sicuramente con i geni teutonici e nord europei di molti americani, ha a che fare con la sostanziale ingenuita’ (lo dico con molto rispetto) dell’americano medio, che si fa incontro al prossimo sempre con l’atteggiamento di chi si aspetta di trovare di fronte una persona civile, e appunto, rispettosa delle regole. Poi, certo, delinquenti, violenti, truffatori e venditori di auto usate ci sono anche negli USA, ma io parlo del cittadino medio, quello che vi serve il caffe’, quello a cui chiedi una indicazione, quello che viene a prenderti per andare a correre al parco insieme. Ecco, un po’ di questa sempliciotteria, sia detto con grande rispetto e tenerezza, ogni tanto la vorrei vedere anche in Italia. Per rilassarci un attimo, e non stare sempre coi nervi tesi pronti a prevenire la fregatura.

Nella prossima puntata:

  • CINQUE COSE DEGLI USA CHE VORREI NON ARRIVASSERO MAI IN ITALIA
  • CINQUE COSE CHE IN U.S.A. CI SONO, MA C’E’ ANCORA TANTA STRADA DA FARE