IDA LEONE

Nella seconda puntata vi racconto le cose che proprio non vanno, o meglio che se vivessi qui, soprattutto avendo una famiglia, mi metterebbero sicuramente in difficolta’. E quindi spero non vengano mai imitate in Italia.

CINQUE COSE DEGLI USA CHE VORREI NON ARRIVASSERO MAI IN ITALIA

  1. il sistema sanitario – sono costretta a semplificare molto, ma piu’ o meno funziona cosi’. Se hai un lavoro, hai anche una copertura sanitaria. Sei cioe’ in grado di pagare – di tasca tua, o con trattenute del datore di lavoro – una assicurazione che in caso di bisogno sanitario paga per te. Migliore e’ il lavoro, piu’ ampia e con massimali piu’ alti e’ la copertura. Questo perche’ la sanita’ e’ al 90% privata: gli ospedali e i centri di cura di ogni genere sono aziende, che si reggono su finanziatori privati e sul prezzo pagato dai cittadini per essere curati. Attenzione: per quanto ampia sia la copertura medica, c’e’ sempre comunque una franchigia, ad es. 1.000 euro, che comunque si paga di tasca propria, in contanti, quando avvii un percorso di cura. Al di sopra di quella, scatta l’assicurazione. E per quanto sia ampia sia la copertura, potrebbe non coprire degenze particolarmente lunghe, malattie rare o comunque per le quali l’assicurazione ritiene che non si rientri nel contratto. E quindi il cittadino che ha bisogno di curarsi potrebbe giocarsi, in ospedale, i risparmi di una vita. Se avete visto un po’ di film e telefilm americani, sapete a cosa mi riferisco. Se non hai un lavoro, vietato ammalarsi, gli ospedali non ti fanno manco entrare. La riforma di Barack Obama e’ riuscita solo a “obbligare” tutti ad avere una copertura medica minima, mediante incentivi e sanzioni varie, aumentando il numero di persone che possono curarsi. Sempre pero’ senza un diretto investimento pubblico.
  2. il sistema scolastico ed universitario – la solfa e’ piu’o meno la stessa: tutto e’ privato, anche le scuole superiori – soprattutto se confessionali – e quindi per andare in una buona scuola si paga. Ovviamente si paga, e tanto, anche per il College / Universita’. Al termine della scuola superiore, i ragazzi americani compilano complicatissime application da mandare a quelle 6 – 8 Universita’ che preferiscono, sia per collocazione geografica, sia per materie insegnate, sia per prestigio (e quindi spendibilita’ lavorativa del titolo finale). Poi aspettano. Le lettere di risposta, fonte di psicodrammi anche questi ben rappresentati da film e telefilm, prendono in considerazione molte cose per ammettere o respingere la richiesta, fra cui il curriculum scolastico, le attivita’ extrascolastiche (tornano sempre buoni il giornale del liceo e aver fatto la cheerleader), ma anche lo stato patrimoniale e la collocazione sociale della famiglia, risalendo fino al bisononno. Se la risposta e’ positiva, si apre il delicato tema della retta da pagare. Le banche fanno prestiti ad hoc, per cui i futuri professionisti si indebitano pesantemente ancora prima di aver cominciato a lavorare. Le mitiche borse di studio sportive esistono, ma sono poche, devi essere davvero un giovane talento. Mettete insieme tutto questo e vi renderete conto che la competizione per essere winners nella formazione inizia dall’asilo. Uno stress pazzesco.
  3. la facilita’ nell’acquisto delle armi – di questo non ho esperienza diretta, solo tanta cronaca. E non mi piace, perche’ penso che le armi vengano vendute con troppa facilita’ perfino in Italia. Figuriamoci.
  4. l’estremismo integralista cattolico – accanto all’autostradone dritto sconfinato assolato che taglia in verticale in Midewest e punta verso Chicago ci sono solo immensi campi di soia e granturco. E lungo il bordo dei campi, quindi visibili dalle auto in corsa, ci sono spesso una serie di cartelli piantati uno dopo l’altro in modo che possano essere letti in sequenza.  Generiche benedizioni. L’Ave Maria. Il Padre Nostro. Frasi del tipo “Abbiamo diritto a possedere un’arma”, oppure “Abbiamo il diritto di difendere la nostra famiglia” (vedi punto 3). Le benedizioni, le preghiere e questo genere di dichiarazioni non sono affatto in contrasto. Fanno parte della stessa concezione del mondo, che possiamo definire senza tanti giri di parole di estrema destra. Dio, patria e bandiera. E per quanto gli USA ospitino megalopoli, gli inurbati e piu’ colti americani di citta’ sono sempre molto pochi, rispetto alla sterminata massa di contadini e abitanti della sperduta desolante angosciante provincia americana, nella quale non a caso sono ambientati alcuni film dell’orrore. Sicuramente ci sara’ un sacco di bravissima gente, in queste contrade sperdute nel mais. Ma l’andazzo e’ quello che ho descritto.
  5. il rapporto con l’alcool – anche questo lo diciamo senza giri di parole: l’americano medio beve. Assai. In una misura MEDIA non comparabile con la misura media italiana. E spesso a stomaco vuoto. In una uscita con amici per girare un po’ di birrerie artiginali (in entusiasmante crescita, a St. Louis) siamo state costrette a spiegare che preferivamo mangiare prima, e che in ogni caso avremmo assaggiato un paio di birre, ma non di piu’. Cene e feste casalinghe possono protrarsi fino a notte inoltrata, essendo iniziate a meta’ pomeriggio, e sempre ci saranno birra a fiumi, vino, superalcolici, in un allegro mix che stenderebbe un elefante. Quando entri un una casa, la prima cosa che accade, dopo i saluti di rito, e’ che ti viene messa in mano una bottiglia o una lattina di birra. Anche alle 4 del pomeriggio, e rifiutarla sembra una bizzarria europea. C’e’ anche da dire che nessun americano reggerebbe la quantita’ di cibo MEDIA che e’ in grado di stivare un invitato ad un matrimonio italiano, quindi nessun giudizio critico, solo una differente cultura. Anche se bere senza controllo e’ tanto piu’ pericoloso, per se’ e per gli altri, che abbuffarsi.

E infine, per chiudere in leggerezza, elenco le cose  che certo si trovano, ma possiamo fare meglio, cari fratelli a stelle e strisce. Purtroppo, e’ tutta roba che si mangia.

CINQUE COSE CHE IN U.S.A. CI SONO, MA C’E’ ANCORA TANTA STRADA DA FARE

  1. la pizza – ci sono alcune pizzerie con forno a legna nelle quali il prodotto e’ comparabile con una discreta pizza di provincia in Italia, anche se costa 3 volte tanto, mistero ancora insoluto. Il problema, piu’ che l’arte del pizzaiolo, sono le materie prime (mozzarella soprattutto) e la devastante abitudine americana di mettere troppo di tutto dovunque. Ma nei locali che ho detto, la margherita, ancorche’ coperta di basilico come se piovesse e con una mediocre mozzarella, si puo’ mangiare. Se il forno non e’ a legna, non entrate neppure. Vi aspettiamo al varco di Starita, boys.
  2. il pane – ce n’e’, in tutti i supermercati. Ma e’ industriale, sempre un po’ troppo mollicoso, sempre addizonato con qualcos’altro, e diventa gommoso o duro dopo pochissimo tempo. Non esistono forni che panificano e vendono al dettaglio, non esistono formati grandi. Da qualche anno sono spuntate le baguette simil francesi, e sono decenti, se consumate fresche o tostate. Ma, appunto, c’e’ ancora tanta strada da fare.
  3. il gelato – non e’ tanto la qualita’ che manca – pur sempre di roba industriale parliamo, eh – ma la quantita’ di gusti. Una gelateria americana sembra una gelateria di Rimini degli anni ’50: cioccolato (rigorosamente al latte), fragola, limone, torroncino, forse stracciatella, qualche gusto alla frutta. Punto. Le perversioni di ricotta e pera, di gelato all’Aglianico, ma anche solo dei gusti veleno, tiramisu, cassata,  pesca e mandarino, limoncello, sono un lontano miraggio. Dai ragazzi, ancora uno sforzo, la strada e’ quella giusta.
  4. i formaggi – pur essendoci dagli albori della storia i cow boys, e quindi le cows, le produzioni casearie sono super industrializzate, e producono solo roba insapore, talvolta di un inquietante color arancione, venduta a pezzotti avvolti nel cellophane, che forse il latte l’hanno visto da lontano. Nei supermercati piu’ fighetti, tipo Whole Foods o Dierbergs, ci sono le sezioni dedicate ai formaggi di importazione, francesi e italiani. Ma un pezzetto di parmigiano reggiano costa come l’oro, e se sono prodotti non stagionati, tipo la mozzarella di bufala, sono ammollati dalla lunga permanenza in acqua. Eppure, appunto, di mucche e bufali (ci saranno anche le bufale, suppongo), sono piene le praterie. Come on, guys!
  5. i prodotti da forno da bar – la catena di caffetterie Starbucks e’ la salvezza degli italiani, che possono trovarvi un caffe’ espresso ed un cappuccino bevibili. Volendo, siccome la catena e’ di ispirazione se non italiana almeno europea, si puo’ anche mangiare qualcosa, a colazione. Ci sono le fette di torta americane, banana bread e torte al limone o alla vaniglia. Buone, un po’ pesanti ma niente da dire. Da qualche tempo pero’ sono comparsi anche i croissant. E qui, di strada da fare ce n’e’, come per il gelato: non per la qualita’ ma per la quantita’ di variazioni, ridotte a cornetto vuoto / cornetto con la marmellata. Quindi Nutella, cioccolato, cioccolato bianco, crema, crema e amarena, integrale col miele, marmellata di almeno 4 tipi diversi … forse arriveranno.
    Prima o poi.