“Ron Galella-Italian Icons”, inaugurata l’anteprima della mostra
Il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Carmine Cicala: “il nostro intento è rendere questo patrimonio fruibile”. La storica e critica d’arte Fiorella Fiore ha sottolineato l’attualità delle fotografie dell’artista di origini lucane “Il Consiglio regionale della Basilicata, dopo un necessario restyling dovuto al trascorrere del tempo, ha deciso di rimettere a valore un patrimonio avuto in dono nel 2009. Parliamo di ‘Italian Icons’, una raccolta di 70 foto in bianco e nero realizzate da Ron Galella, il paparazzo più famoso del mondo nelle cui vene scorreva sangue lucano. Rendere omaggio alla sua creatività riconosciuta e fortemente apprezzata, tra gli altri da Andy Warhol, facendola ammirare non solo dagli amanti della fotografia ma da quanti sono attratti dall’evoluzione del costume di una società”.
Vicky e La Motta alla premeir di Toro Scatenato: foto di Ron Galella donata al Consiglio regionale della Basilicata
Un’opera che, nonostante la scomparsa dell’autore, continua ad avere una straordinaria forza narrativa e ad essere commercializzata e battuta all’asta in diversi luoghi”. La storica e critica d’arte Fiorella Fiore, che ha curato il testo critico del catalogo, dopo aver ricordato come è nata la passione di Ron per quest’arte, diventando fotografo di guerra a 19 anni, si è soffermata sul concetto di ‘paparazzismo’, “a quei tempi finestra privilegiata attraverso la quale catturare soprattutto la normalità di divi considerati inaccessibili. Galella ha fatto parte, senza alcun dubbio, di una intera industria che ha considerato le celebrità come prede e che, solo con la morte della principessa Diana, nel 1997, ha posto un problema etico”. “Approcciarmi a studiare le opere di Ron ha fatto nascere in me alcune riflessioni. Ho intitolato il mio testo critico nel catalogo ‘L’attualità della fotografia di Ron Galella’, questo perché la fotografia è stata definita dal sociologo Pierre Bourdieu, un’arte media, a metà tra arte e documento, capace di catturare un momento irripetibile del tempo che passa e, parallelamente, riprodurlo in maniera pressoché illimitata. Osservando le opere di Ron, infatti, è possibile cogliere la capacità di riportare sulla carta fotografica la qualità estetica ma anche quella tecnica, facendo sì che le sue foto diventassero anche documento e testimonianza”. “Ron Galella – ha proseguito Fiore – ha capito che catturare i personaggi nella sua essenza naturale, evidenziando quella umanità che fino ad allora era stata raramente immortalata, significava mettere in rilievo l’imperfezione delle celebrities, prova di autenticità di un mondo apparentemente perfetto”. Fiore ha chiuso il suo intervento invitando tutti a riflettere sull’utilizzo della fotografia sui social e, soprattutto, sullo strumento dei filtri, “che porta ad un nuovo rapporto con l’immagine, spazzando quell’imperfezione, a favore di modelli esteticamente perfetti ma finti. Con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale siamo solo agli inizi di questa nuova fase. Conoscere la storia e le opere di Ron Galella permette spunti di riflessione sia per chi ha vissuto quei tempi mitologici, sia per chi ne è stato affascinato anche dopo, sia per i giovanissimi, che quotidianamente pubblicano i loro selfie su Instagram. E in questo risiede l’attualità della fotografia”. Giuseppe Marinelli, ricercatore e restauratore, che ha curato il restyling delle 70 opere, non presente alla manifestazione, ha tenuto a sottolineare, attraverso un messaggio inviato, l’importanza degli interventi adottati, “utili per trasmettere al futuro queste pregevoli opere”. Erano presenti in sala il sindaco di Muro Lucano, Giovanni Setaro e Angelo Bianco e Roberto Martino della Fondazione SoutHeritage di Matera.
