Marco Di Geronimo in politica è tranchant, ma rappresenta con genuinità e in maniera sostanziale quello che è stato sempre il pensiero puro della sinistra ideologica e che tanti giovani ha saputo attrarre per la sua forza di pensiero rivoluzionario. Purtroppo anche quella sinistra così mitica e così attrattiva si è andata estinguendo fino a farsi rappresentare dai Bertinotti e dalla Boldrini, una caricatura di sinistra del’elite che privilegia le cose belle e le cose di classe rispetto all’uguaglianza di classe. Detto questo , per uno come me che ha una certa età e che ne ha viste di tutti i colori, la sola possibilità che una sinistra ha di riprendere un progetto comune è di non attardarsi a fare l’esame del sangue a ciascuno, per il semplice fatto che di rosso rivoluzionario non è rimasto una goccia e c’è da interpretare invece un ruolo nuovo e moderno di sinistra che si ritrova intorno a cose come il lavoro, la dignità del lavoro, la lotta alla precarietà, la moralizzazione della vita pubblica e la lotta alla corruzione. Una sinistra per la cultura, per la scuola, per la ricerca, per il merito e le pari opportunità, che pari non sono oggi. Se si parte da queste cose, il secondo passaggio è l’organizzazione, con un sistema che consenta a tutti di stare in una stessa casa: uno Statuto di partito e uno Statuito di coalizione, dove entrano tante voci e ne esce una sola, comprensibile , chiara e forte del consenso unitario che si porta dietro. Se solo si tenesse a mente quanto danno hanno riprodotto le liti in pubblico dei vari leader, ognuno a prendere le distanze un minuto dopo una decisione, si capirebbe che anche questo ha contribuito ad allontanare la base, frastornata da quotidiane mille interpretazioni e mille prese di distanza. L’attualità politica poi pone tutte le componenti di sinistra di fronte ad un interrogativo che è questo: premesso che il Sud ha costituito la vera Caporetto della sinistra per le tante ragioni di disagio giovanile, sottosviluppo, clientelismo, fuga dei cervelli e che il Movimento cinque stelle si è riempito lo zaino elettorale esattamente di tutto questo , è saggio non consentire al cinque stelle di governare oppure proprio la soluzione di quei punti lasciati inevasi dal Pd e dal centrosinistra obbligano a mettere Di Maio in condizione di fare la propria parte per risolverli? Questo secondo atteggiamento sarebbe più autenticamente rivoluzionario, che non quello di giocare al tanto peggio tanto meglio. Tanto più se questo isolarsi dalle responsabilità può produrre un governo tra forze che rappresentano esigenze opposte e difendono interessi completamente divergenti , l’una in rappresentanza di chi comunque se la passa bene e vorrebbe stare meglio e l’altra in rappresenzanza di quella che sta male. Si sarebbe doppiamente colpevoli: di non aver fatto quando si poteva, e di non essere intervenuti nemmeno quando si doveva. Chi pensa che la sconfitta dei cinque stelle rivaluti il Pd è fuori dai ragionamenti giusti. E’ la sconfitta in tutti i modi della destra razzista e xenofoba che rilancia un progetto di sinistra, includente e dispensatrice di uguaglianza. Nessuna alleanza, nessun incarico , nessun gioco di potere ma la possibilità di dimostrare che il campo di una sinistra non è stato conquistato ma solo invaso e che la disputa non è finita, anzi adesso comincia veramente. Rocco Rosa
LASCIATELI GOVERNARE, IN NOME DEL SUD E DEL LAVORO
