L’On. Latronico è andato ,come si dice, ultra petita, chiedendo al Ministro dell’Amboiente, in una interrogazione presentata in questi giorni, di trasferire il monitoraggio sulla delicata questione ambientale del Cova e della Val d’Agri alla diretta responsabilità dell’ISPRA, l’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Il fine può essere anche meritorio, giacchè l’Arpab potrebbe assolvere meglio gli altri gravosi compiti che gli competono, dal ciclo dei rifiuti al controllo elettromagnetico, agli impianti , al controllo delle tante fonti inquinanti. Ma , a prescindere dal fatto che l’Arpab si sta potenziando notevolmente e che  sono stati messi milioni per la ristrutturazione dell’organico con l’ingresso delle figure specialistiche necessarie,il solo fatto di restituire a Roma un controllo che non solo ci tocca, ma che dovremmo fare volentieri a tutela della nostra salute, a noi sembra portare a due conseguenze negative: affermare che non siamo in grado di tenere sotto controllo il nostro territorio e delegare ad autorità terze compiti e responsabilità che sono direttamente in capo alla regione. Tanto più che l’ISPRA si è praticamente messa al servizio sul piano specialistico della regione in questo frangente e che è stato firmato un protocollo operativo in cui quel supporto scientifico viene ufficialmente garantito alla regione. E siccome l’esperienza ci dice che se non sono i lucani a difendere il proprio territorio non lo fa nessuno per conto loro, la strada maestra è solo quella indicata: superamento veloce di quelle che il parlamentare del Metapontino considera le gravissime carenze funzionali ed organizzative dell’Arpab. Che c’erano da anni, ma di cui solo oggi tutti , dal più alto al più basso nella scala gerarchica della politica, si sono accorti.  E poi, senza per questo voler paventare rischi che non ci sono, c’è da dire soltanto che molto spesso quelli che vengono in nome dell’interesse generale, trascurano di fare gli interessi veri dei lucani. E’ successo tante volte e in tante occasioni. Anzi, proprio la mancanza di inerlocutori locali a livello scientifico, ha consentito lo strapotere di quanti sono venuti come Colombo  ( non Emilio, Crisitoforo) è andato nelle Indie. con le collanine e gli specchietti per le allodole..r.r.

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Venerdi scorso, intanto,  si è svolto un sopralluogo presso il Cova, promosso nell’ambito del procedimento di Messa in Sicurezza d’Emergenza (MISE) e caratterizzazione. Al sopralluogo, voluto dalla Regione Basilicata, hanno partecipato per la prima volta anche i tecnici Ispra che affiancano l’Arpab nella complessa attività di controllo della MISE, posta in essere da ENI a seguito dell’evento di infiltrazione nel sottosuolo di idrocarburi presso il Centro Oli. Presenti al sopralluogo tutti gli Enti coinvolti nel procedimento di cui all’art.242 del Testo Unico Ambientale: Regione Basilicata, Provincia di Potenza, Comuni di Grumento Nova e Viggiano, Consorzio ASI Potenza e ARPAB, oltre allo staff ENI.Dopo un briefing iniziale di presentazione ed informazione da parte di Eni delle procedure di sicurezza alle quali attenersi durante la visita interna all’impianto, si è svolto il sopralluogo, prima internamente al Cova e poi nelle aree esterne. Sono state visitate le zone giudicate più importanti per il contrasto alla propagazione della contaminazione e per la sua riduzione. Successivamente nel pomeriggio si è svolto un incontro tecnico che si è protratto fino a sera. Durante l’incontro ENI ha fornito un quadro riassuntivo delle azioni di MISE che sono state poste in essere ed un primo rapporto sui loro effetti. L’incontro ha avuto anche lo scopo di proporre un “documento tipo”, redatto da Ispra, Arpab e Regione, che dovrà essere recepito ed applicato da Eni e sarà utilizzato per la presentazione periodica dei risultati delle attività di MISE. Data la gran mole di dati che scaturiscono dalle attività di monitoraggio, infatti, la loro caotica continua trasmissione non permette un sistematico e rapido controllo. La condivisione di un “protocollo di presentazione” delle attività, viceversa, renderà sistematica e chiara la valutazione della efficacia delle azioni poste in campo per l’immediato contrasto alla contaminazione. Si è anche discusso della fattibilità tecnica ed amministrativa dell’attivazione dell’impianto mobile di trattamento delle acque emunte, che permetterà una forte riduzione del ricorso alle autobotti.